Freelander non è più una Land Rover: il nuovo brand elettrico nasce in Cina

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Era il 1997 quando i vertici della casa di Solihull decisero di allargare la gamma, puntando su un modello compatto a ruote alte che, va detto, non possedeva le tradizionali marce ridotte ma puntava tutto su un concetto allora pionieristico di SUV accessibile. La prima serie del Freelander, proposta in tre varianti di carrozzeria (5 porte station wagon, 3 porte soft-top con il caratteristico tetto in tela, e 3 porte hard-top con tetto rigido asportabile), introdusse un livello di personalizzazione che, grazie ad adesivi, kit estetici e fari supplementari, ne fece uno dei punti di forza indiscusso. Dopo vent’anni, però, quel nome si appresta a vivere una seconda giovinezza, sebbene in una veste talmente radicale da snaturarne la precedente appartenenza al marchio britannico.

Un’icona britannica diventa un brand cinese

La notizia, destinata a far discutere gli appassionati del genere, arriva direttamente da Shanghai: il Freelander rinasce ufficialmente come marchio indipendente, frutto della joint venture tra Jaguar Land Rover (Jlr) e il colosso cinese Chery. In attesa del debutto ufficiale al Salone di Pechino, previsto per aprile, è stato svelato il concept che anticipa la nuova generazione di veicoli; un modello che, sebbene si ispiri all’estetica dell’antenato degli anni ’90, ne sarà completamente privo del logo della casa madre. L’operazione, insomma, stravolge le regole del gruppo inglese, il quale controlla Chery attraverso la "House of Brands" (che include Range Rover, Defender e Discovery), ma lascia che questo nuovo soggetto operi in totale autonomia.

Il concept 97 e la svolta elettrica

Il veicolo presentato, denominato Freelander Concept 97 (un numero che, come è facile intuire, celebra l’anno di nascita del modello storico), presenta proporzioni robuste e un design pulito, tipico dell’estetica “off-road moderna”. Tuttavia, a guardarlo bene, si nota come sia stato chiaramente pensato per un pubblico più connesso e urbano, lontano dai sentieri accidentati che hanno reso celebre la capostipite. Si tratta, in sostanza, del primo di sei nuovi modelli previsti, i quali porteranno sulle strade del mondo l’interpretazione cinese del fuoristrada. Non si parla più solo di un veicolo a motore termico, ma di una piattaforma dedicata all’elettrico, nata per competere in un mercato in cui la mobilità a zero emissioni è ormai un prerequisito e non più un’opzione.

Addio al passato: produzione e mercato

La produzione non avverrà più a Solihull, bensì negli stabilimenti cinesi della joint venture, segnando un passaggio di consegne geografico ed economico epocale per l’industria automobilistica. Per molti, il Freelander originale è stato il primo vero SUV compatto premium, capace di portare il marchio britannico fuori dai sentieri più duri per innestarlo nella vita quotidiana di milioni di automobilisti europei. Oggi, quel lascito viene sfruttato per lanciare un brand accessibile, svincolato dalle logiche del lusso che guidano invece i modelli più blasonati del gruppo. È una scelta chiara, forse spiazzante per i puristi, ma che riflette la nuova realtà di un mercato globale dove l’eredità storica viene talvolta sacrificata per inseguire i numeri e la tecnologia, senza alcuna possibilità di tornare indietro.

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