Il ritorno della Freelander? Accade in Cina, ma non chiamatela Land Rover
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Redazione Economia
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La rinascita cinese della Land Rover Freelander. Il nome, lo si potrebbe definire un’icona anni Novanta, porta con sé un ricordo ormai sbiadito di un suv compatto e funzionale, un modello che dal 1997 al 2015 è stato capace di totalizzare oltre mezzo milione di esemplari venduti. A distanza di più di un decennio dalla sua uscita di scena dai listini europei – e dopo aver anticipato di fatto l’epoca delle moderne sport utility vehicle – il “vecchio” Freelander riappare in scena, ma lo fa con un’identità totalmente nuova e un “cuore” che batte al ritmo della mobilità elettrica cinese. Dimenticate i vecchi badge ovviamente, perché la nuova generazione di questo veicolo si ispira sì al modello storico, ma ne rappresenta una sorta di reincarnazione tecnologica: sarà completamente priva del marchio Land Rover, nonostante sia frutto di una joint venture tra il colosso Chery e Jaguar Land Rover (Jlr), un altro marchio cinese che controlla attraverso il gruppo "House of Brands" i gioielli della corona britannica come Range Rover, Defender e Discovery.
Un marchio “autonomo” per il mercato che conta
La presentazione ufficiale, in attesa del debutto al Salone dell’Auto di Pechino ad aprile, è avvenuta a Shanghai con la Concept 97. Questa vettura, prodotta dal marchio Freelander – ora divenuto un nome a sé stante, un brand autonomo e distinto – anticipa una nuova generazione di modelli. L’obiettivo dichiarato, stando a quanto riportato nella nota diffusa dalla casa madre, è portare sulle strade del mondo l’interpretazione cinese del concetto di fuoristrada urbano introdotto dalla casa britannica. Il nome scelto per il concept, va detto, non è affatto casuale: il 97 è l’anno di nascita del modello originale, quasi un modo per ribadire la discendenza spirituale senza però farne una copia carbone. Quindi, riassumendo, Land Rover presta il nome e il suo glorioso passato, mentre Chery – che già produceva la Range Rover Evoque e la Discovery Sport negli stabilimenti di Changshu – si occuperà del resto, dalla tecnologia alla produzione.
L’addio ai motori termici e la scommessa sull’elettrico
Questa operazione commerciale, che affonda le radici in una partnership annunciata già nel giugno del 2024 ma cementata da oltre un decennio di collaborazione sul mercato cinese, ha quindi partorito il suo primo “figlio”. Si tratta della Concept 97, un prototipo di Suv che punta dichiaratamente al debutto produttivo entro il 2027, sebbene le prime consegne sul mercato cinese siano attese già a partire dalla seconda metà del 2026. La vera novità, oltre al design che strizza l’occhio alla difettosa eleganza dei vecchi fuoristrada, è la piattaforma. Freelander rinasce ufficialmente come brand di Suv elettrici “Made in China”, lasciando definitivamente alle spalle i propulsori a benzina e diesel. In questo senso, la joint venture tra Jaguar Land Rover e Chery ha deciso di puntare tutto sull’elettrificazione, con una gamma dedicata di veicoli che spazierà dal full electric al plug-in hybrid, cercando di conquistare quella fetta di mercato che non vuole rinunciare all’estetica “avventurosa” pur vivendo prevalentemente in città.
Strategie industriali: il nome sopravvive al prodotto
Il ritorno del nome Freelander, quindi, non coincide con la riproposizione nostalgica di un modello storico, bensì con la nascita di un ecosistema industriale completamente nuovo. Sviluppato all’interno della realtà operativa cinese, questo marchio cerca di capitalizzare il valore affettivo di un nome per lanciare una sfida tecnologica nel presente. Il mercato cinese rappresenta il punto di partenza operativo non solo per la capacità industriale, ma soprattutto per la velocità con cui consente di portare nuovi modelli sul mercato, un fattore questo determinante nella corsa all’auto elettrica. Freelander diventa così una sorta di laboratorio a cielo aperto, dove l’heritage britannico incontra la produzione di massa asiatica. Del resto, la partnership prevede un piano ambizioso: non un modello sporadico, ma sei nuovi veicoli destinati a riempire le strade con l’interpretazione cinese del fuoristrada urbano, dimostrando che a volte, per sopravvivere nel lusso o nel segmento premium, un nome può valere più di una intera meccanica.




