Roberta Corrà: "I dazi di Trump? Non c’è spazio per il panico, ma serve una strategia"
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Redazione Interno
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Mentre un milione di bottiglie di vino italiano, tra cui quelle siciliane, rimangono bloccate nei container al porto di Livorno in attesa di una decisione sulle spedizioni verso gli Stati Uniti, Roberta Corrà, direttore generale di Giv, invita a non farsi travolgere dall’allarme. "Bisogna agire con razionalità", spiega, sottolineando come la sua azienda stia già lavorando su soluzioni differenziate per ogni tipologia di prodotto, legate alle diverse fasce di prezzo.
L’obiettivo, per il futuro, è rafforzare la distribuzione all’estero, puntando sull’acquisizione o sulla creazione di società dedicate, in modo da garantire una penetrazione più efficace e un posizionamento competitivo. Intanto, però, i primi effetti dei dazi del 20% imposti dall’amministrazione Trump si fanno sentire: Coldiretti segnala richieste di sconti da parte degli importatori americani, mentre si calcola che le perdite per il settore potrebbero arrivare a 390 milioni di euro.
Nonostante le difficoltà, c’è chi non ha mai smesso di operare sul mercato statunitense. "Caviro, il principale gruppo cooperativo vitivinicolo italiano, non ha interrotto le sue attività", precisa Luisa Bortolotto, Export Director dell’azienda, durante la seconda giornata del Vinitaly. Un segnale di resistenza, in un contesto che ricorda quanto accaduto nel 2019, quando i dazi sui vini francesi ne fecero crollare le esportazioni negli Usa del 20%.
Sul fronte istituzionale, Dominga Cotarella, presidente di Terranostra Coldiretti e amministratore delegato di Famiglia Cotarella, valuta positivamente le misure proposte dalla Commissione europea per sostenere il settore. "È un passo nella giusta direzione", afferma, "ma servono interventi più incisivi per proteggere un comparto minacciato non solo dai dazi, ma anche dall’instabilità dei mercati".




