Crosetto, l'allarme sulle infiltrazioni russe e le ingerenze di ieri

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha lanciato un monito severo, dipingendo un quadro di vulnerabilità nazionale di fronte a quella che ha definito, senza mezzi termini, una "guerra ibrida e cognitiva" orchestrata dalla Russia. Le sue dichiarazioni, rilasciate in occasione dell'uscita del nuovo libro di Bruno Vespa, hanno immediatamente sollevato un vespaio di reazioni politiche, con richieste di rapporti parlamentari e audizioni in Procura. Secondo il ministro, esisterebbe una rete di "persone italiane insospettabili", che spaziano tra influencer, militari e opinionisti, le quali, essendo state corrotte da Mosca, opererebero con l'obiettivo preciso di minare la stabilità del governo e pilotare l'opinione pubblica. Una tesi, la sua, che ha il merito di riportare l'attenzione su un pericolo reale, sebbene non nuovissimo, e che costringe a una riflessione più ampia sulla natura delle sovranità e sulle influenze straniere, le quali, è bene ricordarlo, non sempre hanno sventolato bandiere diverse da quelle alleate.

La reazione del Copasir e la guerra dell'informazione

A intervenire sulla questione, con un tono più istituzionale e volto a placare gli animi, è stato il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, il quale, pur riconoscendo l'efficacia del lavoro dell'intelligence italiana, ha sottolineato la particolare vulnerabilità degli ambienti dell'informazione. Guerini ha parlato della necessità di trovare un equilibrio, un punto di incontro tra l'indispensabile libertà di stampa e le altrettanto necessarie misure di controllo per proteggere l'integrità democratica del paese. Questo dibattito, che si è acceso rapidamente, evidenzia una difficoltà di fondo: come si possa concretamente delimitare il confine tra un'opinione legittima, per quanto sgradita, e un'operazione di influenza illecita finanziata dall'estero, un compito che si presenta tanto più complesso in un'epoca di flussi informativi globali e di social media.

Le ombre del passato e le infiltrazioni di sempre

La preoccupazione del ministro Crosetto, per quanto legittima nel merito, appare però singolare se posta in un contesto storico più ampio, che vede l'Italia da decenni al centro di attenzioni particolari da parte di potenze amiche. Senza voler sminuire la gravità delle accuse, che andranno ovviamente verificate dagli organi competenti, c'è chi osserva come l'allarme sia scattato solo quando a infiltrarsi, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato l'oriente, mentre per lungo tempo altre ingerenze, provenienti da occidente, sono state spesso accettate come un dato di fatto, una sorta di inevitabile pedaggio da pagare alla propria collocazione internazionale. Una riflessione che non assolve nessuno, ma che anzi allarga il campo dell'analisi, mostrando come la sovranità nazionale sia stata un bersaglio mobile, colpito da più direzioni e con metodi a volte non troppo dissimili.

La marcia indietro e le domande aperte

Lo stesso Crosetto, dopo le dichiarazioni a effetto, ha parzialmente temperato le sue posizioni, in un movimento che ha lasciato spazio a ulteriori interrogativi. La sostanza della questione, tuttavia, rimane intatta e chiama in causa la resilienza delle istituzioni democratiche. L'episodio, nel suo complesso, ha il pregio di aver sollevato pubblicamente un problema di sicurezza nazionale che gli addetti ai lavori conoscono bene, portandolo all'attenzione dell'opinione pubblica. Rimane da capire, al di là delle dichiarazioni, quali siano i riscontri fattuali a sostegno di tali affermazioni e quali azioni concrete il governo intenda intraprendere, in un settore, quello della guerra cognitiva, dove gli strumenti tradizionali di difesa mostrano tutti i loro limiti.

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