Serbia, un anno dopo il crollo di Novi Sad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una folla immensa, stimatasi in decine di migliaia di persone, ha riempito i viali di Novi Sad in un commovente e al contempo determinato raduno di commemorazione. Esattamente un anno dopo la sciagura che spezzò sedici vite, i cittadini si sono ritrovati per un atto collettivo di ricordo e di denuncia, trasformando il Bulevar Oslobodjenja in un fiume silenzioso di persone. All’ora precisa del crollo, le 11.52, un segnale ha suggellato un’atmosfera carica di emotività, dando inizio a sedici minuti di assoluto silenzio, un minuto per ogni vittima, in un’atmosfera sospesa dove riecheggiavano, come unici suoni, il pianto di un bambino o il ronzio distante di un drone.

Il dolore che si trasforma in protesta

Quel tragico evento, che vide la tettoia della stazione ferroviaria, appena ristrutturata, cedere rovinosamente, non è stato archiviato come una semplice fatalità. Esso ha agito, piuttosto, da potente detonatore per un malcontento diffuso, specialmente tra le giovani generazioni, dando vita a un movimento di protesta che continua a tenere alta l’attenzione. Gli studenti, ai quali se ne sono aggiunti molti altri, individuano nella corruzione endemica e nella negligenza delle autorità la causa primaria del disastro, denunciando con forza un sistema politico che accusano di autoritarismo e di esercitare un controllo soffocante sui mezzi d’informazione.

Lo sciopero della fame sotto il Parlamento

Mentre Novi Sad si fermava nel ricordo, a Belgrado un gesto di disperazione e di coraggio catturava l’attenzione pubblica. Una madre, colpita dall’aver perso il proprio figlio nella sciagura, ha avviato uno sciopero della fame, piantando una tenda davanti al Parlamento serbo. Quel gesto estremo, accolto con applausi e abbracci da quanti le si sono stringiti attorno, rappresenta una delle tante voci che chiedono giustizia, incarnando un dolore che rifiuta di essere placato e che esige risposte concrete e un cambiamento reale da parte delle istituzioni.

Una frattura che persiste nel tempo

La ferita aperta da quel primo novembre del 2024 non mostra segni di rimarginazione, anzi, sembra approfondirsi con il passare dei mesi. Le commemorazioni, se da un lato servono a onorare la memoria dei defunti, dall’altro si configurano come momenti di forte pressione politica verso il presidente Aleksandar Vucic e il suo governo. La partecipazione massiccia a eventi come quello di Novi Sad, replicatasi in varie forme in tutto il paese, dimostra come la richiesta di verità e di un profondo rinnovamento della vita pubblica continui a rappresentare un elemento centrale e divisivo nel dibattito nazionale serbo.

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