Serbia, la marcia dei giovani per non dimenticare Novi Sad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Migliaia di giovani, molti dei quali studenti, hanno intrapreso una marcia di due giorni partendo da Belgrado, un fiume umano che scorre lungo le strade del Paese per raggiungere, come accaduto lo scorso anno, Novi Sad. L'obiettivo, che si preannuncia di dimensioni imponenti, è unirsi alla grande manifestazione che segnerà, nel nord della Serbia, il primo anniversario del disastroso crollo alla stazione ferroviaria. I partecipanti, che si fermano di notte nelle cittadine lungo il percorso, hanno incontrato non poche difficoltà, come accaduto a Indjija, dove le autorità locali hanno negato loro l'accesso alle strutture scolastiche per riposare, costringendone molti a dormire all'addiaccio, per strada, in una notte che ha simbolicamente unito il disagio personale alla determinazione collettiva.

Il ricordo di una tragedia nazionale

La tragedia, che ha dato una tragica accelerata alla storia recente serba, risale al primo novembre dello scorso anno, quando una tettoia in cemento della stazione di Novi Sad, la seconda città più importante della nazione, cedette all'improvviso, travolgendo e uccidendo sedici persone. Quel crollo, che molti hanno interpretato non come un mero incidente strutturale ma come la diretta conseguenza di una corruzione endemica e di una negligenza criminale, agì da potente detonatore, innescando la più lunga e persistente ondata di proteste che la Serbia avesse visto nell'ultimo decennio. L'evento, peraltro, colpì profondamente l'immaginario collettivo, considerando che quasi ogni cittadino serbo conserva un ricordo personale legato a quel luogo di transito e di incontri.

Un cammino che unisce

Il movimento, che da allora non si è mai realmente sopito, trova nuova linfa in queste giornate di commemorazione attiva, caratterizzate da un pellegrinaggio laico e civile. Già nelle scorse settimane, ad esempio, un gruppo di studenti provenienti da Novi Pazar si era messo in cammino per unirsi al corteo commemorativo; un dettaglio non secondario, poiché molti di loro sono bosgnacchi, e marciano portando insieme la bandiera della loro città e quella della Serbia, in un gesto che sembra voler superare le divisioni etniche per abbracciare una causa comune di giustizia e di rinnovamento. Il loro cammino, così come quello di tanti altri, si inserisce in un solco tracciato dalla disperazione ma percorso dalla speranza di un cambiamento concreto, che ponga fine a quelle che i manifestanti definiscono arroganza del potere e opacità delle istituzioni.

La risposta delle istituzioni

Le richieste dei giovani, che chiedono da mesi un'accertamento di responsabilità chiare e trasparenti per la tragedia, non hanno finora trovato, stando a quanto riportato dai partecipanti alle proteste, alcuna apertura significativa da parte del governo di Aleksandar Vučić. Le indagini giudiziarie, che pure sono in corso, procedono con una lentezza che molti interpretano come un tentativo di affievolire le pressioni e di far cadere nel dimenticatoio le promesse di una giustizia esemplare. La marcia di questi giorni, che si concluderà con la manifestazione a Novi Sad, rappresenta dunque un modo per riaffermare, a un anno di distanza, la volontà di non arretrare e di mantenere alta l'attenzione su una vicenda che ha squarciato un velo su problemi sistemici del Paese.

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