Serbia, folla a Novi Sad per l'anniversario del crollo in stazione
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Redazione Esteri
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Un fiume di persone, silenzioso e composto, ha invaso oggi le strade di Novi Sad, nel nord della Serbia, in un commovente e pacifico pellegrinaggio della memoria. Un anno è trascorso da quando, il primo novembre dello scorso anno, una tettoia della stazione ferroviaria cittadina cedette, spezzando sedici vite in un istante, un evento tragico che ha lasciato una ferita profonda nell'intero Paese. La folla, che si stima nell'ordine delle decine di migliaia di unità, si è radunata davanti allo scalo ferroviario e nella piazza principale, trasformando lo spazio urbano in un unico, vasto santuario laico, punteggiato dalla luce tremula di innumerevoli candele e dal colore dei fiori deposti in un omaggio collettivo che andava ben oltre il semplice ricordo.
Il silenzio che parla
Alle undici e cinquantadue, l’ora esatta in cui, dodici mesi fa, il cemento si schiantò al suolo, un silenzio assoluto è calato sulla folla oceanica, un manto di raccoglimento interrotto solo dal fruscio del vento. Per sedici lunghi minuti, uno per ogni vittima della sciagura, la città si è fermata, osservando una sospensione collettiva del tempo che ha unito idealmente tutti i presenti, i cui pensieri sono volati a chi non c’è più. Un gesto di profondo dolore privato, che si è tramutato immediatamente in un potente atto pubblico, replicato con identica partecipazione in altre città serbe, da Belgrado a Niš, da Kragujevac a molti altri centri, grandi e piccoli, dove la popolazione si è ritrovata per condividere lo stesso sentimento di lutto e di solidarietà.
La memoria che diventa protesta
Sebbene le autorità abbiano inquadrato l’evento esclusivamente come una cerimonia commemorativa, la partecipazione così massiccia e trasversale assume, inevitabilmente, un chiaro significato politico. Quella tettoia crollata, infatti, divenne sin da subito il simbolo di una corruzione endemica e di una cattiva gestione del potere, questioni contro le quali, pochi giorni dopo la tragedia, scesero in piazza migliaia di studenti, trovando un ampio sostegno in vasti strati della popolazione. Le indagini, che proseguono tra non poche difficoltà, mirano ad accertare le responsabilità, dirette e indirette, che hanno portato a quella che non fu una semplice fatalità, ma un fallimento delle istituzioni preposte alla sicurezza e alla manutenzione.
Le radici di un malessere
Il movimento di protesta, nato dallo shock e dal dolore, ha progressivamente allargato i propri obiettivi, denunciando non solo la corruzione percepita come sistemica, ma anche quelle che vengono definite come derive autoritarie del presidente Aleksandar Vučić e del suo esecutivo, con particolare riferimento al controllo esercitato sui principali mezzi d’informazione. Il ricordo delle vittime, dunque, si intreccia indissolubilmente con una richiesta di giustizia più ampia, che è anche una domanda di trasparenza e di democrazia, elementi che molti ritengono essere oggi compromessi. La giornata di oggi, con la sua marea umana pacifica e determinata, rappresenta la continuazione di quella spinta, mostrando come un intero popolo sappia trasformare il lutto in una speranza di cambiamento.




