La prima campanella suona ancora sul precariato: 200mila supplenti e lo sfogo di Galiano
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Redazione Interno
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A pochi giorni dal suono della prima campanella, la scuola italiana si avvia verso un nuovo anno scolastico con il peso di criticità che sembrano essere diventate strutturali. Il precariato, in particolare, tiene banco tra le denunce dei sindacati e le riflessioni di docenti come Enrico Galiano, che hanno scelto di mettere il dito nella piaga di un sistema che fatica a garantire la tanto agognata continuità didattica.
I numeri parlano chiaro e disegnano un quadro in cui l'incertezza sembra essere diventata la regola, più che l'eccezione, con ripercussioni che vanno ben oltre la sfera lavorativa degli insegnanti.
Una normalità che non è tale
Enrico Galiano, insegnante e scrittore molto seguito sui social, ha affidato a un post su Facebook una riflessione che ha fatto rapidamente il giro del web, toccando un nervo scoperto dell'opinione pubblica. "Io sono fortunato, a poter fare un primo collegio docenti. Io, come tutti i miei colleghi e colleghe assunti in ruolo. E la cosa più brutta è proprio questa: che io debba sentirmi 'fortunato' se faccio una cosa per cui ho tutti i titoli e l'esperienza necessari", ha scritto Galiano, ribaltando la prospettiva su un diritto che, nei fatti, viene percepito come un privilegio.
La sua analisi, poi, si fa impietosa quando scende nel dettaglio dei numeri: 62.560 cattedre scoperte in Italia a fronte di circa 45.000 assunzioni autorizzate, lasciando fuori un terzo dei posti disponibili. Una proporzione, questa, che Galiano traduce in un esempio concreto per le famiglie: se un figlio ha nove materie, tre saranno affidate a un insegnante precario o, in alcuni casi, potrebbero non essere coperte per un tempo indeterminato. Lo scenario si fa ancora più complesso e delicato quando si parla di sostegno, dove i posti vacanti raggiungono quota 17.560, figure fondamentali non solo per gli alunni con disabilità ma per l'intero tessuto della classe.
I sindacati: "Problemi che si incancreniscono"
Se Galiano rappresenta la voce di chi vive la scuola sulla propria pelle, i sindacati ne fotografano la dimensione strutturale con dati e richieste precise. "I problemi del nuovo anno scolastico sono quelli di sempre, che si aggravano e si incancreniscono", ha dichiarato Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in un'intervista all'ANSA. Un'affermazione che suona come un campanello d'allarme, considerando che a pochi giorni dall'inizio delle lezioni le procedure di nomina dei docenti sono ancora in corso.
La Flc Cgil, attraverso la voce della sua segretaria generale Gianna Fracassi, parla di oltre 200.000 supplenze complessive tra docenti e personale ATA, definendo la precarietà non più come un fenomeno emergenziale, ma come un "modello di gestione". La situazione del personale ATA è descritta come emblematica: quasi 34.000 posti vacanti a fronte di sole 12.284 assunzioni autorizzate, un numero che costringe le scuole a operare con organici insufficienti per garantire i servizi essenziali.
Il sostegno e il costo nascosto del risparmio
Il fronte più caldo e drammatico resta quello del sostegno, dove la mancanza di continuità didattica produce effetti devastanti sugli studenti più fragili. Oltre la metà dei posti, circa 140.000 nell'ultimo anno scolastico, continua a essere coperta con supplenze annuali, spesso affidate a personale non specializzato a causa del disallineamento tra percorsi di specializzazione attivati e fabbisogno reale.
Un dato che Galiano aveva già evidenziato nella sua analisi, sottolineando come la mancanza di insegnanti di sostegno non danneggi solo i singoli alunni ma l'intera classe e gli stessi insegnanti di materia. La Uil Scuola, per bocca del segretario generale Giuseppe D'Aprile, ha parlato di 190.000 supplenze assegnate nell'ultimo anno, di cui 80.000 solo al Nord, e ha rilanciato la necessità di 80.000 assunzioni stabili per il solo sostegno.
La radice del problema, come molti osservatori sottolineano, è di natura economica: un docente precario costa allo Stato molto meno di uno di ruolo, che viene pagato dodici mesi e matura progressioni di anzianità. Una scelta di breve periodo che, però, finisce per minare alla base la qualità dell'offerta formativa e il diritto allo studio degli studenti, rendendo precaria l'intera impalcatura del sistema scolastico.
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