Daghestan, la minaccia dell'Isis rispunta nel Caucaso
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Redazione Esteri
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Il Daghestan, una repubblica russa prevalentemente musulmana ma con una complessa mescolanza di gruppi etnici e religiosi, è stato recentemente colpito da una serie di attentati. Un gruppo di terroristi ben organizzati ha messo in atto un attacco multiplo, causando la morte di 20 persone, tra cui 15 agenti di polizia. Il numero di feriti ammonta a 26, alcuni dei quali in condizioni gravi.
La matrice degli attacchi
Secondo l'analisi dell'ISPI, condotta dal professor Aldo Ferrari, docente dell'Università Ca' Foscari e responsabile del programma su Russia, Caucaso e Asia centrale, la Russia ha affrontato seri problemi con il terrorismo islamico per decenni, a partire dai primi anni 2000. La Jihad del Caucaso, che ora preoccupa Putin, è tornata alla ribalta dopo l'assalto alla Crocus Hall di Mosca, che ha causato la morte di 145 persone.
La risposta del governo russo
Inizialmente, il governo russo ha cercato di attribuire la responsabilità della strage ai servizi segreti dell'Ucraina. Tuttavia, lo Stato islamico ha rapidamente rivendicato l'attacco, dissipando le teorie del complotto e gli annunci di propaganda che stavano emergendo.
La situazione attuale nel Daghestan
Nonostante i tentativi di "normalizzazione" in Cecenia, la minaccia non è mai scomparsa. Il tentacolo della piovra jihadista è riemerso nel Caucaso, seminando morte e terrore. Chiese e sinagoghe sono state incendiate, aumentando il bilancio delle vittime. La situazione rimane tesa e incerta, con la popolazione del Daghestan che vive nell'ombra della costante minaccia del terrorismo.




