Attacco in Daghestan: una tragedia che scuote la Russia
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Redazione Esteri
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Il 23 giugno, la tranquillità della repubblica russa del Daghestan è stata sconvolta da una serie di attacchi violenti. La più antica città russa, Derbent, è stata il teatro del primo attacco, dove un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco all'interno di una sinagoga e due chiese ortodosse, causando un incendio in entrambi gli edifici religiosi.
Dettagli degli attacchi
Contemporaneamente, una postazione della polizia stradale nel capoluogo Makhachkala è stata attaccata, mentre un terzo attacco ha preso di mira un'auto della polizia a Sergokala. Nonostante non ci sia stata alcuna rivendicazione, alcuni funzionari del Daghestan e diversi blogger filo-Cremlino hanno incolpato l’Ucraina e la NATO per quanto avvenuto.
Reazioni e accuse
Abdulkhakim Gadzhiyev, parlamentare daghestano, ha scritto su Telegram: «Non c'è dubbio che questi attacchi terroristici siano in un modo o nell'altro collegati ai servizi segreti dell'Ucraina e dei Paesi della Nato». Anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha parlato di «una vile provocazione e un tentativo di causare scontri tra le religioni».
Giorni di lutto
In seguito a questi tragici eventi, sono cominciati i tre giorni di lutto. L'attacco coordinato ha causato una ventina di vittime, tra cui l’arciprete ortodosso Nikolai Kotelnikov. Questi attacchi hanno scosso la provincia russa del Daghestan, nel Caucaso settentrionale, portando dolore e sgomento tra la popolazione.




