Attacco terroristico in Daghestan: un monito per il futuro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'attentato terroristico in Daghestan ha risuonato come un sinistro avvertimento per il futuro. Queste parole sono state pronunciate dal governatore della regione, Sergey Melikov, in seguito all'attacco che ha scosso la regione nel tardo pomeriggio di domenica, giorno di celebrazione della Pentecoste ortodossa.

L'assalto coordinato

In due delle principali città della repubblica russa del nord del Caucaso, Makhachkala e Derbent, alcuni uomini armati di fucili e molotov hanno lanciato un attacco coordinato. Questo evento ha riacceso i timori legati alla Jihad del Caucaso, una minaccia che ora spaventa Putin, attualmente distratto dalla situazione in Ucraina.

La rivendicazione dello Stato Islamico

Dopo l'assalto alla Crocus Hall di Mosca, che ha causato la morte di 145 persone, lo Stato Islamico ha rivendicato l'attacco nel giro di poche ore. Questa mossa ha servito a dissipare lo spesso strato di teorie del complotto e di annunci di propaganda che si stava formando. Inizialmente, il governo russo aveva tentato di attribuire la colpa della strage ai servizi segreti dell'Ucraina.

L'incubo di Putin

A Makhatchkala, quando si parla dell'attacco, le voci si fanno più basse e gli sguardi diventano sospettosi. La paura è palpabile, o forse è solo l'espressione di un'antica prudenza. La cupola della moschea Omorova si staglia in una corolla di luce aerea, nell'azzurro terso e deciso del Caucaso. Soprattutto il venerdì, è meglio non avvicinarsi: troppi fedeli con barbe mosaiche e pantaloni sopra la caviglia. Questa è la Jihad in Caucaso, l'incubo di Putin.

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