Nessun aumento delle tasse sul Tfr dal 2027: confermata la tutela fiscale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nessun aumento delle tasse sul Tfr dal 2027: il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi non introduce un aggravio della tassazione sul trattamento di fine rapporto e mantiene la possibilità di applicare il regime fiscale più favorevole quando previsto. La questione nasce dalle ipotesi circolate nelle ultime settimane sull’abolizione della clausola di salvaguardia, che avrebbe potuto determinare un prelievo più elevato per alcuni lavoratori alla cessazione del rapporto.

La tutela sulle aliquote più favorevoli resta nel nuovo sistema fiscale

Il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, riorganizza la disciplina delle imposte sui redditi e trova applicazione dal 1° gennaio 2027. Il provvedimento ha una funzione principalmente di riordino della normativa fiscale, raccogliendo in un unico testo disposizioni già presenti e coordinando le regole esistenti.

Nel caso del trattamento di fine rapporto, la lettura della nuova disciplina conferma il mantenimento del meccanismo che consente di confrontare la tassazione applicabile con quella risultante dall’utilizzo delle aliquote e degli scaglioni Irpef più convenienti. Questo sistema rappresenta una protezione per i lavoratori che, in determinate situazioni, possono beneficiare di un calcolo dell’imposta meno oneroso.

Le indiscrezioni su una possibile penalizzazione del Tfr erano collegate alla prevista eliminazione della clausola di salvaguardia, interpretata da alcuni come un possibile aumento automatico del prelievo fiscale. La norma contenuta nel nuovo impianto, invece, non determina questo effetto per i lavoratori interessati.

Cosa cambia con il nuovo Testo unico delle imposte sui redditi

Il nuovo TUIR nasce nell’ambito della riforma fiscale e sostituisce il precedente assetto normativo costruito nel corso di decenni attraverso numerosi interventi legislativi. Il decreto legislativo n. 117 del 2026 è composto da 377 articoli e riordina le disposizioni relative a imposte sui redditi, Irpef, Ires e altri ambiti della fiscalità.

L’obiettivo principale del provvedimento è rendere più organica la disciplina tributaria, eliminando sovrapposizioni e aggiornando i riferimenti normativi senza trasformare il testo in una revisione generale del livello di tassazione. La struttura raccoglie norme già esistenti e introduce coordinamenti necessari per adattare il sistema alle modifiche intervenute negli anni.

Per il Tfr l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla possibilità di un cambiamento delle regole di calcolo dell’imposta. La conferma della tutela fiscale evita che la liquidazione del trattamento di fine rapporto maturato dai lavoratori venga automaticamente sottoposta a un regime meno favorevole dal nuovo anno.

Perché la clausola di salvaguardia era diventata centrale

La clausola di salvaguardia aveva una funzione specifica nella determinazione della tassazione separata del Tfr: permetteva, quando conveniente, di utilizzare aliquote e scaglioni Irpef precedenti rispetto a quelli in vigore al momento della liquidazione. Il meccanismo era stato introdotto per evitare che modifiche delle aliquote fiscali potessero produrre effetti penalizzanti sul trattamento accumulato negli anni dal lavoratore.

Il dibattito sulla possibile modifica è nato dal collegamento tra il nuovo Testo unico e il superamento di alcune disposizioni considerate non più coerenti con il riordino normativo. L’analisi del testo definitivo ha però evidenziato la permanenza della protezione fiscale applicata al trattamento di fine rapporto.

La pubblicazione del decreto legislativo n. 117 del 2026 nella Gazzetta Ufficiale ha segnato il passaggio alla nuova organizzazione della normativa sulle imposte sui redditi, con efficacia delle disposizioni fissata dal 1° gennaio 2027.

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