La Spagna temporeggia sull’attracco della nave dell’hantavirus, mentre l’Oms indaga sui contagi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministero della Sanità spagnolo ha gelato le aspettative sollevate nelle ultime ore dall’Organizzazione mondiale della sanità, chiarendo che non prenderà «alcuna decisione» in merito all’attracco della nave da crociera mv Hondius – quella trasformata in una sorta di laboratorio galleggiante a causa di un focolaio di hantavirus – fino all’analisi completa dei dati epidemiologici. Una presa di posizione, quella di Madrid, che ha sostanzialmente smentito le dichiarazioni della direttrice ad interim dell’Oms per la prevenzione delle epidemie, Maria Van Kerkhove, la quale aveva annunciato come già definita l’accoglienza del vascello (bloccato al largo di Capo Verde) nelle Isole Canarie per avviare le procedure di sbarco in sicurezza. Nella tarda serata di ieri, fonti della Moncloa hanno specificato che si tratta solo di una delle opzioni sul tavolo, insieme all’ipotesi del rimpatrio diretto dei passeggeri verso il porto di origine nei Paesi Bassi.

L’ombra del contagio diretto e la sfida epidemiologica

Ciò che rende questa emergenza diversa dalla classica zoonosi – e che spiega la prudenza di Las Palmas – è il sospetto, formulato dagli esperti dell’Oms, di una possibile trasmissione interumana del patogeno, un evento rarissimo per questa famiglia di virus, solitamente legati al contatto con roditori infetti o le loro deiezioni. «Riteniamo che possa esserci una trasmissione da uomo a uomo tra i contatti più stretti», ha dichiarato Van Kerkhove, precisando che, se confermata, si tratterebbe di una dinamica limitata e legata probabilmente a una variante sudamericana del virus, quella che in passato aveva già mostrato comportamenti atipici in contesti chiusi come le abitazioni familiari o, in questo caso, le cabine della nave. Su un totale di 147 persone tra passeggeri ed equipaggio – partiti il primo aprile da Ushuaia, in Argentina, per una crociera atlantica – si contano al momento sette casi (due confermati in laboratorio e cinque sospetti), con un bilancio di tre vittime e un paziente ancora in condizioni critiche mentre gli altri manifestano sintomi lievi.

Le trattative internazionali e la posizione delle Canarie

La mv Hondius resta ancorata in acque internazionali davanti a Capo Verde, dove le autorità locali hanno negato lo sbarco per ragioni sanitarie, mentre un gruppo di epidemiologi si prepara a salire a bordo per verificare l’evoluzione della sindrome respiratoria acuta che ha colpito i malati. Dal canto suo, la leadership regionale delle Canarie ha espresso forti riserve: il presidente Fernando Clavijo ha dichiarato ai media, direttamente da Bruxelles, che la «cosa ragionevole» sarebbe che l’assistenza avvenisse dove la nave si trova già, a meno che non ci sia un «rischio per la vita delle persone» tale da giustificare un trasferimento di massa verso il territorio spagnolo. Dall’altra parte, il governo centrale studia la logistica di un eventuale sbarco nell’arcipelago, che permetterebbe di utilizzare i collegamenti aerei per rimpatriare i superstiti, una soluzione che causerebbe tensioni con l’esecutivo locale.

Un rischio globale basso, ma gestione complessa

Nonostante l’allarme suscitato dall’isolamento della nave, l’Oms ha ribadito con forza che il rischio per la popolazione mondiale resta basso, cercando di arginare eventuali allarmismi paragonabili alla recente pandemia. La finestra di incubazione del virus – che può variare da una a sei settimane – complica la ricostruzione della catena del contagio, lasciando aperta l’ipotesi che l’infezione sia stata contratta durante le escursioni a terra prima dell’imbarco piuttosto che a bordo. Non ci sono, al momento, restrizioni ai viggi internazionali suggerite dall’agenzia di Ginevra, anche se per i 23 passeggeri rimasti a bordo (di diverse nazionalità) è scattato l’obbligo di monitoraggio attivo dei sintomi per i prossimi 45 giorni e l’isolamento in cabina.

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