Hantavirus, Bassetti spiega i sintomi e la letalità: “Il problema è fuori dalla nave”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre gli occhi delle telecamere sono puntati sul relitto della MV Hondius, ferma al largo di Capo Verde in attesa di un destino che la porterà verso Tenerife, il professor Matteo Bassetti prova a spostare l’attenzione su un fronte più ampio. Il direttore di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, interpellato sull’evoluzione del focolaio che ha già causato otto contagi e tre vittime, ha infatti gettato acqua sul fuoco mediatico riguardante la nave, per accendere un faro su ciò che è già accaduto fuori dalla tolda. La sua analisi è netta: il pericolo di una diffusione più ampia, a suo avviso, non è rappresentato dai passeggeri ancora intrappolati a bordo – molti dei quali ormai asintomatici – bensì da quei viaggiatori che, già potenzialmente contagiosi, hanno lasciato l’imbarcazione prima dello scoppio ufficiale dell’emergenza, disperdendosi su voli commerciali e aeroporti internazionali.

Un’efficacia fuori controllo

L’elemento che accende i riflettori sulla gravità della situazione è la natura stessa del patogeno identificato dai laboratori. Le analisi condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno confermato che a bordo della Hondius circola il ceppo denominato “Andes”, una variante rara e geograficamente limitata tipica del Sud America, la quale possiede una caratteristica che la rende unica nel suo genere. A differenza della maggior parte degli hantavirus, che richiedono il contatto con roditori infetti per trasmettersi, il ceppo Andes ha dimostrato in passato – ed è la sola eccezione in questo – una capacità dimostrata di passare da un essere umano all’altro. Bassetti sottolinea come questa peculiarità modifichi radicalmente il paradigma del rischio: non si tratta di una patologia contratta accidentalmente in una discarica di Ushuaia, dove la coppia olandese forse è venuta a contatto con escrementi di topo, ma di un’entità patogena capace di viaggiare con l’uomo, seduta al suo fianco su un aereo diretto a Zurigo o ad Amsterdam.

L’identikit del nemico silenzioso

Se dal punto di vista dell’allarme sociale molti hanno subito cercato un parallelo con le dinamiche del Covid, Bassetti si premura di tracciare un profilo clinico molto diverso, seppur altrettanto insidioso. La sintomatologia iniziale, va detto, è ingannevolmente banale: febbre, dolori muscolari diffusi e un senso di stanchezza schiacciante che mima un’influenza stagionale. È però nelle fasi successive che il virus rivela la sua letalità, precipitando verso la sindrome cardiopolmonare che colpisce duramente i polmoni, riempiendoli di liquidi e causando una grave insufficienza respiratoria. I numeri attuali sono impietosi: di otto casi accertati dall’Oms (con tre confermati da test in laboratorio), tre sono purtroppo sfociati in decessi. Questo dato, in assenza di una terapia antivirale specifica, costringe i medici a fare affidamento esclusivamente sul supporto vitale e sulla gestione intensiva dei liquidi, rendendo l’esito clinico drammaticamente incerto per i soggetti più fragili.

La mappa dei contagi e il tracciamento impossibile

L’attenzione degli epidemiologi, in questo momento, è concentrata su una gigantesca operazione di tracciamento che si estende su tre continenti. Il caso più lampante di questa “falla” nel cordone sanitario è rappresentato dal passeggero che, dopo aver lasciato la nave in una tappa intermedia, è atterrato in Svizzera dove è stato ricoverato in ospedale a Zurigo. L’uomo, che ha risposto a una mail dell’operatore turistico presentandosi spontaneamente in ospedale, è l’esempio perfetto della paura di Bassetti: un’assistente di volo della Klm è finita sotto osservazione nei Paesi Bassi dopo un volo sospetto, mentre le autorità francesi e tedesche hanno isolato alcuni “contatti stretti” legati allo stesso itinerario. Le autorità sanitarie spagnole, da parte loro, hanno avviato un complesso dispositivo per gestire l’arrivo della nave a Tenerife previsto per i prossimi giorni, dove i circa cento passeggeri rimasti saranno trasferiti in un circuito protetto fatto di corsie preferenziali e voli medici, per evitare che il contagio varchi definitivamente le frontiere europee.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.