Miami, l’errore di Leclerc e il limite della power unit: la Ferrari si interroga sui mali profondi della SF-26
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Redazione Sport
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Che il gran premio di Miami si fosse chiuso con un tono beffardo per la Ferrari lo si era capito già nel giro di ricognizione, quando l’entusiasmo per una partenza brillante di Charles Leclerc (subito primo dopo la prima staccata) ha lasciato spazio a una rimonta tutt’altro che trionfale. Il monegasco, che era partito terzo, ha visto il suo pomeriggio trasformarsi in un vero e proprio calvario nell’ultimo giro: un testacoda, innescato dalla volontà di riconquistare la posizione su Piastri, lo ha fatto scivolare fino al sesto posto, poi diventato ottavo a causa di una penalità di venti secondi. Chiunque si fosse fermato a guardare il dito – quello di un pilota che sbaglia da solo sotto pressione – avrebbe però perso di vista la luna, ovvero un quadro tecnico che inizia a mostrare crepe ben più preoccupanti del singolo errore umano.
La lezione della power unit e il peso di una coppia di kilowatt
A rendere amaro il quarto appuntamento stagionale non è stato solo l’errore del pilota, quanto la conferma – arrivata su un tracciato misto dopo un mese di pausa – che la SF-26 soffre di un problema endemico legato all’unità di potenza. L’alibi della Safety Car, evocato a fasi alterne nel post gara da Vasseur, non regge di fronte all’evidenza dei fatti: la vettura arranca nei tratti di percorrenza veloce quando il soft compound entra in finestra d’esercizio, ma è soprattutto in fase di accelerazione che si avverte il limite. Picchi di potenza insufficienti, o peggio, intermittenti, hanno ormai un precedente pesante; basti ricordare quanto accaduto in altre occasioni, quando il recupero di energia è sparito magicamente per poi ritornare senza una spiegazione logica, frenando la rimonta del pilota nei momenti decisivi. Hamilton, dal canto suo, ha lanciato un allarme silenzioso ma inequivocabile: il suo passo, compromesso da un contatto al via, non ha mai potuto nascondere una drammatica mancanza di trazione posteriore, elemento che accomuna le due rosse in un’incertezza cronica.
Quando la filosofia dello sviluppo si scontra con l’asfalto
L’analisi dei dati raccolti nel weekend rivela una contraddizione difficile da sanare per i tecnici di Maranello: la Ferrari è veloce sull’anteriore e stabile sul medio, ma perde il bandolo della matassa non appena si montano le gomme a mescola morbida. Non si tratta più di un semplice bilanciamento sbagliato, ma di una caratteristica intrinseca della vettura che, con l’arrivo degli 11 aggiornamenti portati in Florida – il pacchetto più sostanzioso della griglia di partenza – avrebbe dovuto risolvere i problemi di efficienza nei curvoni veloci. E invece il divario nei confronti di Mercedes e McLaren è rimasto, anzi, in alcune fasi si è ampliato, lasciando intendere che l’errore di progettazione non sia stato ancora centrato. Se a questo si aggiunge la sensazione – avvertita anche da Hamilton – di non avere mai il pieno controllo della power unit in uscita di curva, il quadro diagnostico diventa allarmante.
Un’autocritica che non nasconde le falle strutturali
C’è una caratteristica, forse più ancora del talento naturale o della sensibilità tecnica, che definisce Charles Leclerc: il modo spietato in cui si giudica. Pubblicamente, senza filtri, come ha fatto domenica, attribuendosi l’intera responsabilità di un’occasione sprecata. Eppure, nell’ammettere la propria colpa, il monegasco lascia emergere involontariamente il dramma di una squadra che sembra aver smarrito la rotta. Perché l’errore del pilota, per quanto grave, è solo un sintomo: se un pilota del suo calibro si sente costretto a forzare oltremisura negli ultimi giri, significa che la macchina non gli ha mai garantito quella sicurezza nei sorpassi che ci si aspetterebbe da un bolide da vertice. Il lavoro sporco, quello della power unit che ogni tanto smette di erogare o della gomma che surriscalda senza preavviso, resta ancora da fare. E mentre a Maranello proveranno a scoprire perché la SF-26 sia così vulnerabile, fuori dal paddock l’unica certezza è che il tempo per le giustificazioni di facciata è ormai scaduto.




