Il referendum e il mancato miracolo di Landini: una sconfitta annunciata
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Redazione Interno
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Maurizio Landini, che pure aveva puntato tutto sulla mobilitazione popolare, avrebbe potuto intuirlo già da tempo: quel quorum non sarebbe mai stato raggiunto. Lo dimostrano i dati, ma anche il precedente della "rivolta sociale" promossa dalla Cgil, rimasta più un’idea che un movimento concreto. A mancare, questa volta, non è stata solo la partecipazione, ma anche la capacità di intercettare il malcontento di chi, stretto tra inflazione, salari bassi e rincari delle bollette, ha preferito ignorare consultazioni percepite come lontane dai problemi quotidiani.
«Al referendum ha votato il popolo di centrosinistra. Il miracolo di Landini non c’è stato», osserva Paolo Natale, politologo dell’Università Statale di Milano, autore di Schede bianche. Perché gli italiani votano sempre meno (Luiss). Nel libro, Natale analizza la "democrazia passiva", quel distacco crescente dalla politica che ormai caratterizza non solo l’Italia ma gran parte delle società occidentali. «Landini e Schlein credevano di avere le risposte giuste», aggiunge, «ma nel frattempo la vita ha cambiato le domande».
Dalla Cgil, intanto, arrivano reazioni che mescolano rammarico e determinazione. Massimo Bussandri, segretario per l’Emilia-Romagna, ringrazia le strutture territoriali, i delegati, i pensionati e i movimenti che hanno sostenuto la campagna, pur ammettendo la sconfitta. Stesso tono in Calabria, dove Gianfranco Trotta insiste sulla "rete costruita" durante mesi di lavoro: «Abbiamo creato sinergie con associazioni laiche e cattoliche. Ora serve ripartire da lì».
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