Il «regista» Terna e le sfide complesse dell’elettricità tra guerre e burocrazia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ruolo del gestore della rete di trasmissione, quel Tso che in Italia corrisponde a Terna, si fa di ora in ora più centrale in uno scenario geopolitico che le nuove ostilità in Medio Oriente contribuiscono a rendere quanto mai incerto. La sicurezza energetica, è evidente, diventa una priorità su cui occorre accelerare senza indugi, e la sua corretta declinazione tecnica e strategica passa attraverso il lavoro di chi quella rete la progetta e la gestisce. Se ne è parlato a Roma in occasione della presentazione dello studio “Sicurezza e indipendenza energetica: la rete di trasmissione come leva per la competitività”, promosso da Teha Group e da Terna stessa, un’iniziativa che ha visto l’intervento del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Il ministro, nel delineare il punto di partenza del dibattito, ha sottolineato come la transizione energetica rappresenti una trasformazione profonda, tale da incidere sulla vita quotidiana dei cittadini e sull’intero sistema economico, una metamorfosi che non può ignorare le turbolenze che arrivano dagli scenari internazionali. A riprova della complessità del momento, le parole dello stesso Pichetto Fratin, il quale, pur ribadendo in un’altra sede che l’Italia gode attualmente di una condizione di sicurezza grazie alla diversificazione dei fornitori, non ha nascosto le possibili criticità: un blocco totale delle forniture, a partire dal mese di aprile, creerebbe inevitabilmente dei problemi, nonostante gli stoccaggi siano tra i più alti d’Europa.

Lo scenario internazionale e il nodo delle fonti pulite

L’accelerazione impressa dagli eventi globali impone scelte di campo precise, e lo studio presentato nella Capitale fotografa un sistema elettrico nazionale in piena evoluzione. I dati, come ha illustrato l’amministratore delegato di Terna, Giuseppina Di Foggia, parlano chiaro: nel 2025 le fonti rinnovabili hanno toccato circa il 50% della produzione nazionale, candidandosi a diventare la leva principale per l’indipendenza energetica del Paese e, di conseguenza, per il contenimento dei prezzi dell’energia tanto per le famiglie quanto per le imprese. Ma mentre a Roma si discutevano i benefici di questa transizione, a Rimini, nel contesto della fiera Key – The Energy Transition Expo, Legambiente presentava il suo report “Scacco Matto alle rinnovabili”, dal quale emerge una realtà fatta di ostacoli burocratici e ritardi autorizzativi. Un paradosso, questo, che vede le fonti pulite – solare ed eolico in testa – schiacciate da freni che i ministeri competenti, di fatto, impongono, traducendosi in installazioni che procedono a rilento, in netto contrasto con le necessità dettate dalla crisi internazionale.

La risposta delle aziende e la spinta sugli accumuli

Un appello accorato, in questo clima di tensione e opportunità, arriva dal mondo produttivo. Un gruppo consistente di investitori e produttori indipendenti di rinnovabili, dodici in tutto, ha preso carta e penna per rivolgersi al Governo, chiedendo un indirizzo chiaro e coordinato che sappia sostenere la crescita sostenibile del sistema elettrico. Il costo dell’energia in Italia, osservano i firmatari dell’appello pubblicato sui quotidiani, rimane troppo elevato, e il decreto Bollette, pur con alcune misure specifiche, non incide a loro avviso sui fattori strutturali del problema, primo fra tutti la dipendenza dalla generazione da fonti fossili importate. Alla luce delle tensioni geopolitiche, le aziende ribadiscono come rinnovabili e sistemi di accumulo rappresentino già oggi le tecnologie più economiche; eppure, alcune misure di breve periodo rischiano di indebolire la fiducia degli investitori, rallentando di fatto quel calo strutturale dei prezzi che tutti auspicano. Tra le proposte operative, la definizione di un calendario pluriennale stabile per le aste, maggiore rapidità nel permitting e l’estensione del meccanismo Macse all’intero territorio nazionale, oltre allo sviluppo di Ppa accessibili anche alle piccole e medie imprese.

Il valore sistemico degli investimenti nella rete

In questo quadro complesso, l’attività di Terna viene vista come un vero e proprio moltiplicatore di valore per l’intero sistema Paese. Ogni euro investito nella rete di trasmissione, è emerso nel corso della presentazione romana, si traduce in 1,3 euro di Pil, un effetto leva che genera ricadute positive ben oltre il perimetro strettamente energetico, attivando occupazione e sostenendo le filiere industriali nazionali. La stessa Giuseppina Di Foggia, del resto, aveva già avuto modo di ribadire in altre sedi, come l’audizione al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il ruolo strategico della società nel garantire l’adeguatezza e la flessibilità della rete. Un’infrastruttura, quella gestita da Terna, che richiede investimenti ingenti e lungimiranti, come dimostra il Tyrrhenian Link, il collegamento sottomarino da 3,7 miliardi di euro che unirà Sicilia, Sardegna e Campania, un’opera destinata a incrementare la capacità di scambio e l’affidabilità dell’intero sistema, toccando profondità record di 2150 metri sotto il livello del mare. La transizione, insomma, procede su più binari, tra sfide tecnologiche, ostacoli burocratici e la necessità impellente di garantire al Paese un approvvigionamento stabile e competitivo.

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