Washington chiude le porte a Mahmoud Abbas e sospende i visti per i palestinesi
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Redazione Esteri
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Gli Stati Uniti, in una mossa che segna una netta sterzata nella politica estera mediorientale, hanno negato il visto al presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mahmoud Abbas, impedendogli di partecipare ai lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite previsti a New York per il prossimo settembre. Una decisione senza precedenti negli ultimi decenni, la quale, oltre a rappresentare un’umiliazione diplomatica senza pari, delinea una strategia precisa tesa a minare la legittimità internazionale dell’Anp, accomunandola, di fatto, alle organizzazioni considerate terroristiche.
L’amministrazione Trump, consolidando un allineamento sempre più esplicito con le posizioni del governo israeliano, ha parallelamente inasprito la propria linea sui movimenti dei cittadini palestinesi verso il territorio statunitense. Come riportato dal New York Times, infatti, Washington ha disposto la sospensione temporanea del rilascio della quasi totalità delle categorie di visti per visitatori – compresi quelli per motivi di studio, cure mediche o affari – destinati ai titolari di passaporto palestinese. Una misura drastica che, sebbene non riguardi chi possiede una doppia cittadinanza o abbia già ottenuto il documento, limita in maniera severissima la mobilità di un intero popolo.
Questa duplice iniziativa, che priva della rappresentanza istituzionale e ostacola quella umana, sembra avere un obiettivo politico di lungo periodo: spegnere sul nascere ogni prospettiva di riconoscimento statuale per la Palestina, isolandola progressivamente sul scenario globale. Una strategia, questa, che non tiene conto delle possibili contromosse dell’Onu, il quale, come alcuni esperti di diritto internazionale hanno fatto notare, potrebbe teoricamente aggirare il veto americano in Consiglio di Sicurezza ricorrendo alla risoluzione “Uniting for Peace” per autorizzare, ad esempio, l’invio di una forza di protezione a Gaza
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