Abbas rinvia le elezioni palestinesi al settembre 2027
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Redazione Esteri
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Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha emanato un decreto che fissa al 11 settembre 2027 lo svolgimento simultaneo delle elezioni presidenziali e legislative, revocando il precedente provvedimento che indicava il 28 novembre 2026 per il rinnovo del Consiglio legislativo.
La decisione, diffusa dall'agenzia ufficiale Wafa, giunge dopo una riunione del comitato esecutivo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e una serie di consultazioni con le fazioni politiche, dalle quali è emerso un consenso nazionale sulla necessità di rinviare il voto per gli ostacoli frapposti dalle misure israeliane e per l'assenza delle condizioni politiche, di sicurezza e organizzative necessarie a garantire una consultazione libera ed equa.
Le motivazioni addotte dalla presidenza
Nel decreto si fa riferimento alle continue incursioni militari israeliane in Cisgiordania, all'espansione degli insediamenti, agli attacchi dei coloni e alle restrizioni alla libertà di movimento, elementi che rendono problematica la preparazione del processo elettorale. Un peso rilevante viene attribuito anche alla mancata restituzione dei fondi di compensazione da parte di Israele, che ha creato difficoltà economiche e amministrative all'Autorità nazionale palestinese.
Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, il decreto cita le condizioni umanitarie e di sicurezza straordinarie, il mancato dispiegamento delle forze internazionali di stabilizzazione previste dalla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l'assenza di progressi nella ricostruzione e il ritiro incompleto delle forze israeliane.
Il nodo di Gerusalemme Est e Gaza
Un ulteriore ostacolo richiamato nel provvedimento riguarda le limitazioni imposte da Israele all'accesso dei funzionari della Commissione elettorale centrale e degli osservatori internazionali a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, circostanza che complica le procedure di preparazione e limita la capacità degli organismi competenti di vigilare sul processo secondo gli standard democratici.
La presidenza palestinese aveva già denunciato nei giorni precedenti l'impossibilità per i propri funzionari elettorali di operare a Gerusalemme Est e a Gaza, sostenendo che tali impedimenti fossero riconducibili a misure israeliane.
Il precedente del 2021 e il lungo stallo istituzionale
Non è la prima volta che Abbas ricorre a un rinvio delle consultazioni: nel 2021 aveva convocato elezioni legislative e presidenziali per poi rinviarle a tempo indeterminato, adducendo in quel caso la mancanza di garanzie sullo svolgimento del voto a Gerusalemme Est.
Le ultime elezioni legislative palestinesi risalgono al gennaio 2006 e videro la vittoria di Hamas con 74 seggi su 132 nel Consiglio legislativo; l'anno successivo, dopo gli scontri con Fatah, il movimento islamico prese il controllo completo della Striscia di Gaza, mentre l'attività parlamentare veniva di fatto bloccata fino allo scioglimento disposto nel 2018 dalla corte costituzionale. Abbas, eletto presidente nel gennaio 2005 per un mandato quadriennale scaduto nel 2009, ha governato per decreto da allora, senza più sottoporsi al giudizio delle urne.
Il confronto tra le fazioni e le reazioni israeliane
La decisione di rinviare il voto era stata preceduta, nella giornata di mercoledì al Cairo, da un incontro tra quattro movimenti palestinesi, tra cui Fatah e Hamas, nel corso del quale era stata concordata l'apertura di un dialogo nazionale e, secondo una fonte vicina ai colloqui, era emersa anche l'intesa sulla richiesta di posticipare le elezioni. Sul fronte israeliano, il ministro degli Esteri Gideon Saar aveva accusato l'Autorità palestinese di ingannare la comunità internazionale preparando il rinvio del voto.
Il quadro normativo e le prossime tappe
In base al decreto, la Commissione elettorale centrale è incaricata di adottare le misure necessarie per preparare, organizzare e supervisionare le elezioni presidenziali e legislative in conformità con la legge elettorale generale applicabile, assicurando che il voto sia libero, equo, trasparente e inclusivo in tutti i territori palestinesi, compresa Gerusalemme Est.
La legislazione vigente prevede che il presidente della Palestina venga eletto a scrutinio universale diretto e segreto per un mandato di quattro anni, con un limite massimo di due mandati consecutivi, e che il Consiglio legislativo sia composto da 132 membri eletti con sistema proporzionale su lista unica nazionale.
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