Abu Mazen rinvia le elezioni palestinesi al 2027: "Ostacoli da Israele"
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Redazione Esteri
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Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas, noto anche come Abu Mazen, ha emanato un decreto presidenziale che revoca le elezioni legislative precedentemente fissate per il 28 novembre 2026 e convoca elezioni presidenziali e legislative simultanee per l'11 settembre 2027. La decisione, diffusa dall'agenzia ufficiale palestinese Wafa, segna un rinvio di quasi un anno rispetto alla tabella di marcia che avrebbe dovuto portare i palestinesi alle urne per la prima volta in oltre vent'anni.
Le motivazioni del decreto
Secondo quanto riportato da Wafa, il decreto fa seguito a una decisione del Comitato esecutivo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e a consultazioni con le fazioni e le forze politiche palestinesi, che avrebbero raggiunto un consenso nazionale sugli ostacoli posti dalle misure israeliane allo svolgimento delle elezioni nella data precedentemente prevista.
Tra i fattori citati figurano il deterioramento delle condizioni di sicurezza in Cisgiordania, incluse Gerusalemme Est, le restrizioni alla libertà di movimento e la continua trattenuta da parte di Israele dei proventi fiscali palestinesi.
Le condizioni nella Striscia di Gaza
Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, il decreto menziona le persistenti condizioni eccezionali di sicurezza e di carattere umanitario, la mancata distribuzione delle forze internazionali di stabilizzazione e polizia previste dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l'assenza di progressi nella ricostruzione e il ritiro incompleto delle forze israeliane come ulteriori ostacoli.
Le restrizioni israeliane all'accesso a Gaza e a Gerusalemme Est per il personale della Commissione Elettorale Centrale palestinese e per gli osservatori internazionali hanno inoltre reso difficoltosi i preparativi e limitato la capacità degli organismi elettorali di operare secondo gli standard legali e democratici.
Il quadro politico e istituzionale
Il rinvio giunge in un contesto di profonda divisione politica palestinese. Le ultime elezioni legislative si tennero il 25 gennaio 2006 e videro la vittoria di Hamas, che conquistò 74 dei 132 seggi del Consiglio Legislativo Palestinese. L'anno successivo, dopo scontri con Fatah, la formazione islamista prese il controllo completo della Striscia di Gaza, mentre l'attività parlamentare si è progressivamente arenata fino allo scioglimento del Consiglio disposto dalla Corte Costituzionale palestinese alla fine del 2018.
Abbas, eletto presidente nel gennaio 2005, ha visto scadere il proprio mandato nel 2009 e da allora governa per decreto.
Il precedente del 2021
Non è la prima volta che il voto viene rinviato. Nel 2021 Abbas aveva già convocato elezioni legislative e presidenziali, poi differite sine die per la mancanza di garanzie sulla loro organizzazione a Gerusalemme Est. La partecipazione di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza è da sempre considerata una condizione essenziale per elezioni palestinesi credibili e inclusive.
Nelle settimane precedenti al decreto, l'agenzia Wafa aveva riferito che il governo israeliano aveva negato i permessi alle squadre della Commissione Elettorale Centrale palestinese per entrare a Gaza e a Gerusalemme Est per monitorare i preparativi del voto. Fonti palestinesi avevano avvertito che l'impossibilità di tenere le elezioni simultaneamente in tutti e tre i territori palestinesi avrebbe portato a un rinvio.
Il contesto delle elezioni locali
Il rinvio delle elezioni nazionali segue di pochi mesi le elezioni municipali tenutesi il 25 aprile 2026 in Cisgiordania e nel centro di Gaza, a Deir al-Balah. Si trattò del primo scrutinio palestinese dallo scoppio della guerra a Gaza e della prima votazione nella Striscia dal 2006. L'affluenza in Cisgiordania si attestò al 56 per cento, mentre a Deir al-Balah si fermò al 23 per cento. La maggior parte delle liste era allineata con Fatah o composta da candidati indipendenti, mentre Hamas non partecipò al voto in Cisgiordania.
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