Real, piove sul bagnato: l’infortunio di Mendy si trascina verso il possibile ritiro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il conto, già salatissimo, degli infortuni che stanno dissanguando il Real Madrid in questa stagione si arricchisce di una voce destinata a pesare come un macigno. Ferland Mendy, terzino francese classe trenta anni, non solo ha dovuto abbandonare anzitempo il match contro l’Espanyol – era praticamente l’inizio della partita, dieci minuti, quando un tentativo di recupero difensivo lo ha fatto accasciare a terra con una mano sull’anca – ma ora rischia seriamente di dover appendere gli scarpini al chiodo. A dirlo non è l’isteria da social, bensì la ricostruzione fornita da Cope, secondo cui la lesione al tendine del muscolo retto femorale della gamba destra sarebbe molto più grave di quanto emerso dai primi esami. Quei primi rilievi parlavano di una lesione, certo, ma senza ancora immaginare l’evoluzione che sta portando dritti verso un’operazione chirurgica; e dal tavolo operatorio, si sa, non si torna sempre uguali.

Fino a cinque stop in una sola stagione, la carneficina continua

Quello contro l’Espanyol rappresenta, per Mendy, il quinto infortunio stagionale. Una cifra che da sola basterebbe a raccontare la fragilità fisica di un giocatore, ma che assume contorni ancora più drammatici se messa a sistema con il quadro generale in casa madrilena. Perché il problema non è isolato: con Carvajal e Militao già fuori causa (il difensore brasiliano, per esempio, costretto a sua volta a passare per un intervento chirurgico e a osservare un lungo stop), il club ha collezionato cinquantasette infortuni muscolari e traumatici solo in questa annata. Se poi si allarga lo sguardo alle ultime due stagioni, la somma raggiunge quota centoventi stop fisici. Un numero impressionante, che nessuna preparazione atletica, per quanto all’avanguardia, sembra riuscire a scongiurare.

Un’altra stagione senza titoli e uno spogliatoio sotto choc

Il momento, per il Real, è già di per sé cupo: la stagione si chiuderà senza alzare un trofeo per il secondo anno consecutivo, una seccatura che a Madrid non si digerisce facilmente. Ma è lo stillicidio degli infortuni a trasformare la delusione in qualcosa di più simile a un’inchiesta interna. Prima il caso Valverde e Tchouaméni, entrambi costretti a fare i conti con stop improvvisi; poi Militao, e adesso Mendy. Il terzino francese, che aveva già dovuto lasciare il campo in altre occasioni toccandosi sempre la stessa zona, stavolta rischia di non tornare più. Non si parla di un mese o due, ma di un’assenza che potrebbe prolungarsi fino a cinque mesi, e da lì il passo verso una carriera segnata è brevissimo.

La diagnosi peggiora e il futuro professionale vacilla

Gli esami strumentali avevano evidenziato una lesione al tendine del retto femorale destro; nelle scorse ore, però, nuove valutazioni hanno spinto i medici a rivedere al rialzo la gravità del quadro clinico. La soluzione chirurgica, ormai accarezzata come unica strada percorribile, comporta tempi di recupero lunghissimi e, nel caso specifico di un tendine già sollecitato da precedenti stop, non offre garanzie di ritorno ai livelli precedenti. Per un laterale che basa il proprio gioco sulla spinta, sulla reattività e sui cambi di direzione, una perdita di elasticità del tendine può tramutarsi in un addio silenzioso al calcio giocato. E così, mentre lo spogliatoio digerisce l’ennesima doccia fredda, Ferland Mendy si trova a guardare in faccia uno scenario che nessun calciatore vorrebbe mai immaginare: appendere le scarpe al chiodo a trent’anni, portandosi dietro il rammarico di una stagione finita troppo presto e la consapevolezza che il, a un certo punto, dice basta.

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