La destra salva Bartolozzi, scudo per l’ex «zarina» del caso Almasri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il meccanismo della giustizia, con i suoi tempi tecnici e le sue eccezioni procedurali, si è incagliato ancora una volta contro lo scudo maggioritario di Montecitorio. La Camera dei deputati, con uno scarto di 47 voti che lascia poco spazio a interpretazioni sul rapporto di forza nell’aula, ha infatti sollevato il conflitto di attribuzione innanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della procura di Roma. Un voto, questo, che di fatto congela l’udienza fissata per il prossimo 17 settembre a carico di Giusi Bartolozzi, l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia finita nell’occhio del ciclone per la vicenda legata al generale libico Almasri.

Il paradosso giuridico dello “scudo” esteso

L’elemento dirompente della vicenda, che ha acceso il dibattito tra i palazzi della politica e quelli della magistratura, risiede nella natura stessa del provvedimento. Non si tratta di un’immunità tradizionale, bensì di un tentativo di estendere a Bartolozzi – che formalmente non faceva parte del governo e si è dimessa dopo la sconfitta al referendum – la stessa protezione già riconosciuta ai ministri Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e al sottosegretario Alfredo Mantovano. La maggioranza sostiene, attraverso la relazione del deputato Pittalis (FI), che la condotta di Bartolozzi fosse “teleologicamente connessa” ai reati ministeriali: in pratica, l’accusa di false informazioni ai pm sarebbe servita a occultare le decisioni del Guardasigilli. Una tesi giuridica che, se accettata dalla Consulta, trasferirebbe il caso al Tribunale dei ministri, dove l’autorizzazione a procedere verrebbe quasi certamente negata dal Parlamento.

La tesi dell’accusa e la “mendacia” delle dichiarazioni

Sul fronte opposto, l’accusa di Roma aveva dipinto un quadro diverso, sostenendo l’autonomia del reato contestato a Bartolozzi. Per i pm, le dichiarazioni rese dall’ex funzionaria – ritenute “inattendibili e mendaci” – non sarebbero state un semplice scudo per i ministri, ma un’azione compiuta in un momento successivo e separato rispetto ai fatti contestati al governo. La richiesta di voto segreto avanzata dalle opposizioni, poi respinta dalla presidenza, ha alimentato la polemica: deputati del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico hanno parlato di “ennesima indecente violazione del diritto” e di un tentativo di evitare che il castello accusatorio crolli coinvolgendo i vertici dell’esecutivo.

Le crepe nel sistema e il ritorno in magistratura

Mentre l’attenzione è concentrata sul duello tra politica e Palazzo di Giustizia, un altro aspetto procedurale aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda. Giusi Bartolozzi, che è una magistrata di carriera, ha formalizzato la richiesta di rientrare in servizio presso la Corte d’Appello di Roma. Se il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura darà il via libera – e la pratica appare ormai avviata grazie a una sospensione delle norme sulle “porte girevoli” contenuta nel decreto Milleproroghe – il fascicolo a suo carico dovrebbe essere trasferito alla procura di Perugia. Quest’ultima è l’autorità competente per i reati commessi da magistrati in servizio nel distretto della Capitale. Un trasferimento che, di fatto, allungherebbe ulteriormente i tempi dell’inchiesta, allontanando l’ipotesi di una pronuncia rapida sulla colpevolezza o innocenza dell’indagata.

I tempi della Consulta e l’effetto sospensivo

L’approvazione del conflitto di attribuzione determina, di fatto, una paralisi immediata del procedimento penale ordinario. I giudici della Consulta sono ora chiamati a dirimere il contrasto tra la Camera – che rivendica la propria prerogativa di valutare l’operato dei suoi (anche ex) vertici amministrativi – e la procura di Roma, che rivendica invece la propria autonomia investigativa. In attesa della sentenza costituzionale, che potrebbe arrivare nei mesi estivi o addirittura a ridosso dell’autunno, l’udienza del 17 settembre rischia di restare una data meramente simbolica. Il centrodestra, compatto, ha così allungato una coperta giudiziaria su Bartolozzi, la stessa che aveva già utilizzato per proteggere i suoi ministri nell’affaire Almasri, il generale libico arrestato, rilasciato e infine rispedito a Tripoli con un volo di Stato.

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