Il caso Almasri, chiusa l’indagine per Giusi Bartolozzi: il capo di gabinetto di Nordio rischia il processo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Roma ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, un atto formale che rappresenta il preludio alla richiesta di rinvio a giudizio per l’ipotesi di reato di false informazioni al pubblico ministero. La magistrata, che ha appreso la notizia tramite il suo legale, ha commentato con una nota in cui si dice “assolutamente serena” e determinata a “continuare a lavorare con senso di responsabilità”, senza lasciarsi condizionare dalla procedura in corso -1-2. La vicenda, che affonda le sue radici nell’arresto e nella successiva liberazione del generale libico Almasri, avvenuta a Torino lo scorso gennaio dopo un controllo casuale delle volanti in via Lagrange, si arricchisce così di un nuovo, significativo capitolo giudiziario -2.

La posizione di Bartolozzi, figura di primo piano e stretta collaboratrice del Guardasigilli, era stata separata fin dall’inizio da quella dei ministri e del sottosegretario, indagati dal Tribunale dei ministri e poi “salvati” dall’autorizzazione a procedere negata dalla Camera lo scorso ottobre -3. Se per loro l’immunità parlamentare ha chiuso la partita, per la cosiddetta “zarina” di via Arenula il percorso processuale segue invece il binario ordinario. La Procura guidata da Francesco Lo Voi contesta alla funzionaria di aver reso dichiarazioni non veritiere durante l’istruttoria, un nodo centrale che la difesa, come prevedibile, cercherà di sciogliere nelle prossime fasi del giudizio.

La reazione di Nordio e lo scontro istituzionale sulla tempistica

Non si è fatta attendere la replica del ministro Nordio, che ha espresso “massima e incondizionata fiducia” nella sua capo di gabinetto, aggiungendo di rimanere “perplesso” sulla tempistica dell’iniziativa giudiziaria -1. Un’uscita, quella del Guardasigilli, che riaccende il clima di tensione tra l’esecutivo e la magistratura, in un periodo particolarmente sensibile segnato dalla campagna referendaria sulla riforma costituzionale della giustizia. La notifica dell’avviso di chiusura indagini, infatti, giunge proprio mentre alla Camera si attende il voto dell’ufficio di presidenza, fissato per il 4 marzo, sulla possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale -5.

Il nodo dell’immunità e il mancato conflitto davanti alla Consulta

Quasi cinque mesi di tempo non erano bastati a Montecitorio per promuovere l’annunciato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, un’iniziativa che vedeva contrapposti il Parlamento e la Procura di Roma -3. L’idea, caldeggiata in particolare dalle forze di maggioranza, era quella di contestare la decisione dei pm di procedere contro Bartolozzi, sostenendo che la sua posizione fosse in qualche modo connessa a quella dei ministri e dunque coperta da quelle stesse prerogative. Il procuratore Lo Voi, però, non ha atteso oltre e ha tirato dritto, comunicando alla Bartolozzi la chiusura delle indagini e di fatto spiazzando la strategia difensiva politica che mirava a portare la questione dinanzi alla Consulta -5.

Le accuse e il principio di presunzione di innocenza

L’ipotesi di reato contestata è quella di false informazioni al pubblico ministero, un capo d’imputazione che riguarda nello specifico le dichiarazioni che la Bartolozzi avrebbe reso durante le fasi dell’inchiesta -2. Al di là delle polemiche politiche che da mesi accompagnano l’intera vicenda Almasri, con la destra che parla di “giustizia a orologeria” e l’opposizione che invece difende l’operato dei magistrati, il procedimento segue ora il suo corso. La parola passa al giudice per le udienze preliminari, che dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura, nel rispetto del principio costituzionale che vuole ogni imputato non colpevole fino a sentenza definitiva.

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