Il capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, verso il processo per il caso Almasri

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Roma, con un atto firmato dal procuratore Francesco Lo Voi e dalle sostitute Giulia Guccione e Barbara Trotta, ha notificato ieri pomeriggio a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. La potente dirigente di via Arenula, magistrata in aspettativa e braccio destro del guardasigilli Carlo Nordio, si vede contestare il reato di false informazioni al pubblico ministero, un’accusa che, salvo colpi di scena legati a possibili conflitti di attribuzione, la condurrà con ogni probabilità verso un rinvio a giudizio. La vicenda trae origine dalle complesse e controverse fasi che portarono, nel gennaio del 2025, alla liberazione e al successivo rimpatrio in Libia di Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria libico ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità -1-3.

Secondo quanto ricostruito dai magistrati capitolini e già anticipato nelle carte del Tribunale dei ministri, la versione dei fatti fornita da Bartolozzi sarebbe stata non solo inattendibile, ma deliberatamente mendace. La funzionaria, ascoltata lo scorso marzo nell’ambito dell’istruttoria che vedeva coinvolti il ministro Nordio e altri esponenti dell’esecutivo, avrebbe raccontato una ricostruzione degli eventi finalizzata a proteggere le alte sfere politiche, omettendo dettagli cruciali e fornendo un quadro distorto delle dinamiche decisionali che portarono alla mancata consegna del generale libico all’Aja. Un passaggio chiave delle contestazioni riguarda le comunicazioni intercorse tra il suo ufficio e il ministro, con particolare riferimento a una bozza di provvedimento che, stando alle indagini, non sarebbe stata inoltrata a Nordio nonostante l’urgenza e la delicatezza della situazione -4-9.

La stessa Bartolozzi, in una nota diffusa immediatamente dopo la notifica tramite il suo legale, ha voluto mostrarsi serena e determinata a proseguire nel suo incarico, dichiarandosi focalizzata sul lavoro istituzionale e su quel senso di responsabilità che, a suo dire, ha sempre guidato la sua azione amministrativa -1. Una presa di posizione, la sua, che non ha sorpreso chi la conosce, data la sua lunga esperienza nei corridoi del potere, prima come parlamentare di Forza Italia e oggi come supervisore degli uffici legislativi e di gabinetto, un ruolo che la pone al centro di ogni flusso decisionale del dicastero -2-7. È proprio la sua posizione apicale, quella di chi coordina i rapporti con il Parlamento e con il Consiglio Superiore della Magistratura, a rendere il nodo delle sue presunte omissioni particolarmente spinoso per l’intero esecutivo -2.

La reazione del ministro Nordio non si è fatta attendere e, pur ribadendo «la massima e incondizionata fiducia» nel suo più stretto collaboratore, ha lasciato trasparire una chiara stoccata verso l’operato della procura. Il guardasigilli, infatti, si è detto «perplesso» riguardo alla tempistica scelta per la chiusura delle indagini, un’iniziativa che, a suo avviso, si inserisce in un momento politico già di per sé denso di tensioni, a ridosso del voto parlamentare sul conflitto di attribuzioni e nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia -3-6. Un’osservazione, quella sulla tempistica, che riecheggia le critiche di una parte della maggioranza, la quale non ha esitato a parlare di un’azione giudiziaria «a orologeria», quasi che l’obiettivo fosse quello di condizionare l’agenda politica, creando un imbarazzo aggiuntivo per l’esecutivo attraverso la messa in stato d’accusa di un suo alto funzionario -8.

Le contestazioni e la posizione del ministro

Il cuore dell’accusa si fonda sulle presunte discrepanze emerse tra il racconto di Bartolozzi e le testimonianze di altri funzionari presenti agli incontri tecnici che precedettero il rimpatrio di Almasri. Gli inquirenti, nelle loro carte, sottolineano come la versione della capo di gabinetto appaia «intrinsecamente contraddittoria» e smentita da riscontri oggettivi, in particolare per quanto riguarda la conoscenza di una bozza di atto predisposta dagli uffici e la reale portata delle riunioni interistituzionali in cui si discusse l’ipotesi di espulsione del generale libico, qualora la Corte d’Appello ne avesse disposto la scarcerazione -9. La tesi dell’accusa è che la dirigente, di fatto, abbia volontariamente oscurato al ministro elementi decisivi, assumendosi una responsabilità che non le competeva e fornendo poi, a posteriori, una versione artefatta per schermare il vertice politico -4.

Nordio, dal canto suo, ha voluto blindare la sua fedelissima, annunciando che Bartolozzi «continuerà, con ancora maggiore motivazione, ad affiancare la mia opera di riforma» -6. Una presa di posizione netta, che trasforma la vicenda giudiziaria della funzionaria in una questione politica di prima grandezza, alimentando lo scontro tra l’esecutivo e la magistratura requirente. Al di là della battaglia sulle tempistiche, resta ora da vedere se la Corte Costituzionale verrà interpellata, come ventilato, per dirimere eventuali conflitti di attribuzione sollevati dalla Camera, un passaggio che potrebbe ulteriormente dilatare i tempi processuali. Per Bartolozzi, tuttavia, l’orizzonte si fa sempre più stretto: l’avviso di conclusione indagini prelude infatti alla richiesta di rinvio a giudizio, un passaggio che la porterebbe a difendersi in aula dalle accuse di aver mentito per ragioni di Stato -3-4.

Description: La procura di Roma chiude le indagini su Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Nordio, accusata di false informazioni sul caso Almasri. Verso il processo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.