Bartolozzi, la terza commissione del Csm dà l’ok al rientro in ruolo: tornerà a fare il giudice alla corte d’appello di Roma
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Redazione Interno
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La pratica, che pure attende soltanto l’approdo in plenum a palazzo Bachelet per la ratifica definitiva, ha già superato lo scoglio più delicato: la terza commissione del Consiglio superiore della magistratura ha deliberato, su esplicita domanda dell’interessata, il ricollocamento in pianta organica flessibile di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia. E lo ha fatto nella medesima posizione che lei stessa ricopriva precedentemente, ovvero presso la corte d’appello di Roma. Un ritorno alla funzione giudicante, quello della magistrata fuori ruolo dal 2018, che assume i contorni di una vera e propria inversione di rotta se si considerano le parole da lei pronunciate solo poche settimane fa, quando, nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia, definì l’intero ordine giudiziario «un plotone di esecuzione» di cui liberarsi.
Le dimissioni dopo la vittoria del no e l’ombra del caso Almasri
Bartolozzi si era dimessa il 24 marzo scorso, all’indomani del risultato del referendum che sancì la vittoria del “no” alla riforma. Un’uscita di scena, la sua, maturata in un clima di crescente tensione politica e mediatica, resa ancora più ingarbugliata dalla parallela vicenda giudiziaria che la vede protagonista. La procura di Roma, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex numero due del dicastero guidato da Carlo Nordio, accusata – stando agli atti investigativi – di avere reso dichiarazioni «inattendibili e mendaci» nell’ambito dell’inchiesta sul controverso rimpatrio in Libia del cittadino tunisino Almasri. Proprio su questo fronte, la Camera è stata chiamata a pronunciarsi in via preventiva: l’appuntamento, fissato per le 14 di martedì prossimo, riguarda il via libera alla decisione dell’ufficio di presidenza di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che sia il Tribunale dei ministri – e non la procura ordinaria – a dover esaminare la posizione di Bartolozzi.
Dal ruolo di “ministra-ombra” al rientro nell’ordine giudiziario
Nominata al gabinetto della Giustizia dopo quattro anni da deputata e quasi altrettanti da stretta collaboratrice del Guardasigilli, una sorta di “ministra-ombra” per influenza e peso decisionale, Bartolozzi era stata travolta dalle conseguenze politiche delle sue esternazioni televisive. Quelle stesse dichiarazioni che le costarono il posto nel repulisti di governo successivo al voto referendario, oggi diventano il paradossale presupposto del suo ritorno in magistratura. Nessuna sanzione disciplinare, né alcuna sospensione: la richiesta di rientro è stata accolta come atto dovuto, trattandosi di una domanda formulata da una magistrata fuori ruolo che intende riprendere le funzioni ordinarie. La commissione del Csm non ha ravvisato ostacoli formali, limitandosi a prendere atto della volontà di Bartolozzi di tornare a sedere in udienza, e lo farà proprio a Roma, nella stessa corte d’appello che aveva lasciato anni prima.
L’agenda parlamentare e il passaggio decisivo in plenum
La delibera della terza commissione, che ora attende solo il passaggio finale davanti all’assemblea di palazzo Bachelet, s’inserisce in un calendario parlamentare già fitto di scadenze legate al suo nome. Oltre al conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera, resta pendente la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura di Roma: un’eventuale incriminazione non pregiudicherebbe, di per sé, il rientro in ruolo, ma potrebbe complicare il reinserimento della magistrata nel lavoro d’aula. Per il momento, l’ex capo di gabinetto del ministero – colei che auspicava di «togliersi di mezzo» l’intera magistratura – si prepara a indossare nuovamente la toga, in una sorta di contrappasso che trasforma il bersaglio dei suoi strali nel luogo stesso del suo ritorno professionale.




