Poste, via all'Opas su Tim per 13,2 miliardi. Del Fante: "Uniti più forti, marchio preservato"
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Redazione Economia
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È partita ufficialmente ieri, 20 luglio 2026, l'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata da Poste Italiane su Tim, un'operazione del valore complessivo di circa 13,2 miliardi di euro che segna una delle mosse industriali più rilevanti degli ultimi anni nel panorama economico italiano.
Il periodo di adesione all'offerta, che si concluderà l'11 settembre 2026, apre una fase decisiva per il futuro dell'ex monopolista delle telecomunicazioni, con l'obiettivo dichiarato da parte di Poste di arrivare a detenere il 100% del capitale e procedere al delisting della società da Piazza Affari, facilitandone l'integrazione all'interno del gruppo guidato da Matteo Del Fante.
I dettagli dell'offerta e il corrispettivo per gli azionisti
L'Opas, che arriva dopo il via libera della Consob e il giudizio favorevole del consiglio di amministrazione di Tim, prevede un corrispettivo misto per ogni azione conferita: una componente in contanti di 1,67 euro e 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. L'offerta riguarda al massimo 1.706.361.829 azioni ordinarie Tim, rappresentative del 79,896% del capitale sociale, al netto della quota del 20,104% già detenuta da Poste.
La soglia minima per l'efficacia dell'operazione è fissata al 66,67% del capitale, sebbene l'offerente si sia riservato la facoltà di rinunciare a questa condizione. Il corrispettivo, come spiegato dall'ad di Poste Matteo Del Fante durante la presentazione agli analisti, non sarà oggetto di rilanci, e l'operazione è stata definita esclusivamente industriale, senza alcun coinvolgimento diretto del governo.
La visione industriale e le sinergie attese
«L'unione fa la forza», ha dichiarato Del Fante ai microfoni di Radio24, ribadendo la strategicità di un'operazione che punta a creare la «più grande piattaforma connessa d'Italia» integrando connettività, servizi tecnologici, finanziari e assicurativi. Tim, ha sottolineato l'ad, è leader per cloud e intelligenza artificiale, mentre Poste dispone di una capacità di investimento superiore e di una struttura finanziaria solida, caratteristiche che, combinate, permetteranno di fare «più che da soli».
Le stime parlano di sinergie annue ante imposte per almeno 700 milioni di euro a regime, di cui 500 milioni derivanti da risparmi di costo (con un 50% atteso già nel corso del 2027) e oltre 200 milioni da maggiori ricavi, grazie alle opportunità di cross-selling e all'integrazione delle rispettive basi clienti. Gli oneri una tantum per conseguire questi benefici sono stimati in circa 700 milioni di euro.
Il futuro di Tim, del marchio e dell'occupazione
Uno dei punti più attentamente monitorati riguarda il futuro identitario di Tim. Del Fante ha voluto fornire rassicurazioni precise, dichiarando che la società di telecomunicazioni «resterà una società stand alone, manterrà la sua organizzazione e le sue attività nel gruppo, e il brand iconico, che è molto ben affermato tra i consumatori italiani, sarà protetto». Il marchio Tim, dunque, non sparirà e continuerà a rappresentare un valore fondamentale all'interno del perimetro del nuovo gruppo.
In parallelo, Poste ha escluso impatti negativi diretti sull'occupazione, sottolineando che, allo stato attuale, non sono previste modifiche sostanziali ai contratti di lavoro dei dipendenti di Tim né riduzioni dell'organico come effetto immediato dell'operazione, in virtù della complementarità dei rispettivi business.
Il nuovo gruppo e le prospettive future
Il gruppo integrato che nascerebbe da questa operazione, come illustrato nella presentazione agli analisti, avrebbe ricavi aggregati pro forma per circa 26,9 miliardi di euro e un Ebit di circa 4,8 miliardi. La capitalizzazione di mercato pro-forma è stimata in 35 miliardi, potenzialmente espandibile fino a 40 miliardi includendo il valore delle sinergie. Il nuovo assetto azionario vedrebbe Cdp restare il primo azionista con una quota intorno al 27,2%, mentre il Mef si attesterebbe al 22,8%, assicurando complessivamente allo Stato una partecipazione poco superiore al 50% del capitale.
Dal canto suo, l'amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, ha scritto ai dipendenti per sottolineare il carattere di «progetto industriale di lungo periodo» dell'operazione, evidenziando come le competenze, gli asset e la presenza sul territorio delle due aziende siano complementari e rappresentino una base solida per sviluppare nuovi servizi e generare valore nel tempo.




