Jessica uccisa a coltellate da chi doveva essere lontano
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Redazione Interno
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Quasi alla mezzanotte di lunedì scorso, Douglas Reis Pedroso, cittadino brasiliano di 41 anni, ha chiamato i carabinieri dichiarando di voler porre fine alla propria esistenza; una pattuglia della compagnia di Peschiera del Garda, intervenuta tempestivamente, lo ha intercettato non lontano dall’abitazione di Castelnuovo del Garda che condivideva con la compagna, la quale, purtroppo, era già stata fatta oggetto di una violenza inaudita. L’uomo, il quale in precedenza aveva già stuprato la sorella della vittima, si era nel frattempo liberato del braccialetto elettronico, dispositivo di controllo che avrebbe dovuto garantirne il distanziamento, per poi recarsi nel luogo in cui ha consumato il suo gesto estremo.
Una tragedia annunciata
Jessica Custodia de Lima Stapazzolo, trentatreenne di origini brasiliane, è stata trovata senza vita all’interno della sua casa di via Silvio Pellico, colpita da quello che la Procura di Verona ha definito, senza mezzi termini, “un numero smisurato di coltellate”. Fernanda Daminelli, amica della donna, racconta di come la vittima fosse consapevole del pericolo che correva, affermando: “Le aveva detto che l’avrebbe ammazzata e lo ha fatto”; l’amica, la cui disperazione è palpabile, aggiunge che l’uomo, nel momento culminante della furia, avesse “un’espressione da demone”, sottolineando come per lui Jessica avesse perso persino i propri figli.
La fragilità dei dispositivi di sicurezza
Il caso riaccende i riflettori sull’efficacia reale dei sistemi di controllo elettronico, i quali, sebbene rappresentino uno strumento importante, paiono a volte inadeguati a fronteggiare una determinazione criminale ben precisa; la capacità dell’uomo di rimuovere il braccialetto, eludendo così la sorveglianza, pone interrogativi cruciali sulle procedure di monitoraggio e sulla loro applicazione concreta in situazioni di alto rischio. I vicini di casa, dal canto loro, confermano le paure di Jessica, ricordando il suo desiderio di andarsene da quella relazione pericolosa, un desiderio che si scontrava, tuttavia, con la terribile difficoltà di trovare un luogo sicuro dove rifugiarsi.
Le indagini e il quadro giudiziario
Le indagini, coordinate dalla Procura di Verona, stanno ora ricostruendo minuziosamente la sequenza degli eventi e le ripetute violenze che hanno caratterizzato la relazione, un percorso di soprusi che si è purtroppo concluso nel modo più tragico. L’omicida, dopo aver compiuto il gesto, ha effettuato la chiamata alle forze dell’ordine, consegnandosi di fatto e permettendo ai militari di rintracciarlo con rapidità nelle immediate vicinanze del luogo del delitto, mentre il corpo della donna giaceva già senza vita nell’appartamento che avrebbe dovuto essere un rifugio e che è invece diventato la sua tomba.




