Jessica uccisa dal compagno, che si era strappato il braccialetto elettronico
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Redazione Interno
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Jessica Stapazzolo Custodio de Lima, trentatré anni, è stata uccisa con un numero, definito dai carabinieri come "imprecisato ma comunque smisurato", di coltellate all'interno dell'abitazione che condivideva con Douglas Reis Pedroso, il compagno di quarantuno anni, il quale, dopo il gesto, ha contattato gli uomini dell'Arma intorno alla mezzanotte dichiarando l'intenzione di volersi suicidare. L'uomo, che si trovava a Valeggio sul Mincio al momento della telefonata, non ha esitato a rivelare che nella loro casa di Castelnuovo del Garda giaceva il corpo senza vita della giovane, di origini brasiliane come lui, ponendo fine a una relazione segnata, stando a quanto emerge, da un preoccupante e progressivo isolamento della vittima.
L'isolamento e le suppliche della madre
La madre di Jessica, Rosimeri Stappazzollo, quarantotto anni, distrutta dal dolore, ha raccontato di aver tentato invano di riallacciare un rapporto con la figlia, la quale sembrava sempre più soggiogata dalla personalità dell'uomo. "Le dicevamo di lasciarlo, ma non ci ha ascoltato", ha confessato la donna, spiegando come l'uomo l'avesse progressivamente allontanata dai suoi cari; al suo ultimo, disperato messaggio, inviato appena una settimana fa con la proposta di incontrarsi per un caffè e parlare, Jessica non ha mai risposto, lasciando che quell'ultimo, flebile tentativo di riavvicinamento restasse senza eco in un silenzio che oggi assume un significato tragico.
Una storia di violenze pregresse
Quello che è accaduto nella notte, tuttavia, non rappresenta un episodio isolato, bensì l'epilogo di una spirale di violenza che aveva già manifestato i suoi segni in passato, quando l'uomo, stando a quanto ricostruito, l'aveva minacciata più volte e presa a botte, al punto che ad aprile l'aveva addirittura trascinata per i capelli in un'aggressione che prefigurava, in modo sinistro, l'esito fatale. Un contesto, questo, caratterizzato anche da problemi di alcol e droga che connotavano la vita del quarantunenne, il quale aveva già avuto a che fare con la giustizia ed era stato precedentemente arrestato, un dettaglio che rende ancor più amara la constatazione dell'inefficacia delle misure di protezione disposte.
Il braccialetto elettronico rimosso
Proprio in relazione ai precedenti penali, a Reis Pedroso era stato imposto di indossare un braccialetto elettronico a partire dal diciannove maggio, per disposizione del magistrato, uno strumento che avrebbe dovuto monitorarne i movimenti e, potenzialmente, prevenire ulteriori aggressioni. Egli, però, lo aveva rimosso volontariamente, privando così la misura cautelare della sua stessa ragion d'essere e vanificando quella che, sulla carta, rappresentava una garanzia di sicurezza per Jessica, la quale, come sottolineato dalla madre, viveva ormai in un incubo costante, minacciata da colui che avrebbe dovuto amarla.




