Il femminicidio di Jessica e il braccialetto che non ha fermato Douglas
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Redazione Interno
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La vicenda di Jessica Custodia de Lima Stapazzollo, la donna di 33 anni uccisa a coltellate nella sua abitazione a Castelnuovo del Garda, riporta alla luce, con una violenza che non ammette repliche, le falle di un sistema che, in questo caso, si è rivelato un'arma spuntata. L'ex compagno, Douglas Reis Pedroso, che avrebbe dovuto essere vincolato dal braccialetto elettronico e dal divieto di avvicinamento alla donna a seguito di provvedimenti giudiziari risalenti allo scorso aprile, ha invece potuto consumare il suo gesto estremo, rendendo quel dispositivo di controllo, nelle parole strazianti di una sorella, "inutile come un collare per un cane".
Le rivelazioni della sorella: "La picchiava per educarla"
A squarciare il velo sul clima di terrore domestico che precede il femminicidio è stata la testimonianza di Lisa, sorella della vittima, la quale, intervenuta in televisione, ha fornito un racconto agghiacciante della premeditata brutalità dell'uomo. "Mi scriveva che la picchiava, la picchiava per educarla, come se fosse un cane, come se non fosse niente", ha dichiarato, rivelando di possedere degli screenshot di quei messaggi disperati che Jessica le inviava. Queste frasi, che emergono come un macabro monologo sulla possessività violenta, descrivono una dinamica di sopraffazione psicologica e fisica, dove le percosse venivano ammantate di una distorta pedagogia, finalizzata all'annichilimento della volontà.
L'aggravante di un tentato stupro
Il ritratto dell'indagato, che si delinea attraverso le parole di Lisa, assume contorni ancor più tetri con l'emergere di un ulteriore, gravissimo episodio. La sorella della vittima ha infatti raccontato alle telecamere che Douglas Reis Pedroso avrebbe tentato di violentare anche lei, aggiungendo così un tassello inquietante a un profilo caratteriale già segnato dalla violenza di genere. Questo elemento, se confermato dalle indagini in corso, contribuirebbe a delineare una propensione alla prevaricazione assoluta, che travalica il singolo rapporto per colpire chiunque si trovi nel suo raggio d'azione, mostrando una pericolosità sociale che il braccialetto non è riuscito a contenere.
Le indagini e la dinamica dell'omicidio
Sul tavolo dei magistrati veronesi, intanto, restano le carte di un delitto descritto come di una ferocia inaudita, compiuto con "un numero smisurato di coltellate", come ha precisato la procura in una nota. La ricostruzione degli investigatori è ora concentrata a verificare ogni passaggio che ha condotto all'omicidio, accertando le modalità con cui l'uomo, nonostante la sorveglianza elettronica, sia riuscito ad avvicinare la vittima e a porre fine alla sua vita. L'attenzione si focalizza inevitabilmente sull'efficacia concreta delle misure di prevenzione, messe a dura prova da una determinazione criminale che ha trovato il modo di eluderle, trasformando uno strumento di sicurezza in un simbolo della sua fallacia.




