Dorothea Wierer saluta il biathlon con un quinto posto: nella sua Anterselva finisce così una carriera straordinaria

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'era la neve, quella fitta e incessante che spesso ha accompagnato le sue giornate più belle, a fare da cornice all'ultimo atto. Dorothea Wierer ha chiuso la carriera lì dove tutto era cominciato, ad Anterselva, e lo ha fatto con una gara che di certo non si dimenticherà facilmente, non tanto per il piazzamento in sé, quanto per lo spirito con cui l'ha affrontata. Nella mass start che valeva anche come appuntamento clou delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, la fuoriclasse azzurra ha chiuso al quinto posto, a trenta secondi dalla francese Ocean Michelon, che invece si è presa l'oro davanti alla compagna di squadra Julia Simon e alla sorprendente ceca Tereza Vobornikova, bronzo di giornata. Un errore di troppo al poligono – tre in tutto, se si contano quelli che l'hanno costretta ai giri di penalità – le ha precluso forse la possibilità di lottare per un podio che avrebbe avuto il sapore della leggenda, ma nessuno, tra i tifosi assiepati lungo il tracciato, sembrava badare troppo alla classifica.

Del resto, quella di Wierer non è stata l'ultima fatica di un'atleta sul viale del tramonto, ma l'ennesima dimostrazione di quanto il biathlon italiano, e non solo, debba a questa donna. Partita fortissima, con il pettorale numero uno e il pubblico che la spingeva, è riuscita a stare in testa dopo la prima serie di tiri, regalando l'emozione di vederla lottare, ancora una volta, con le più forti. E anche quando qualche bersaglio l'ha tradita, lei non ha mai mollato, recuperando secondi e posizioni con quell'orgoglio che l'ha sempre contraddistinta. «Sono orgogliosa di questo risultato», ha spiegato a caldo, con la voce rotta dall'emozione ma con un sorriso autentico stampato in volto, «perché non volevo assolutamente arrivare ultima, ma nel biathlon non si sa mai come può andare». Parole che fotografano perfettamente l'essenza di un'atleta che, anche nel giorno dell'addio, non ha potuto fare a meno di essere competitiva.

L'addio di una regina tra lacrime e cori: "Forse tornerò solo per fare il tifo"

Poi, il momento della festa. Quella sì, ampiamente annunciata e preparata nei minimi dettagli dall'organizzazione, con striscioni e cori per salutare la loro "Doro". Insieme a lei, anche la tedesca Franziska Preuss, altra protagonista di questi anni, ha ricevuto l'omaggio del pubblico. E in quel frangente, mentre la neve continuava a cadere e il calore della sua gente la avvolgeva, Wierer ha lasciato spazio alle emozioni più vere. Ha parlato di un percorso «bellissimo e lunghissimo», ringraziando tutti quelli che l'hanno sostenuta, e ha confermato, senza alcuna esitazione, che quella era proprio l'ultima volta. «Questa è stata l'ultima gara», ha detto chiaramente, «forse tornerò solo per fare il tifo per le mie compagne di squadra, ma come atleta, qui e ora, si chiude tutto». Un concetto ribadito più volte, quasi per convincere se stessa che era giunto il momento di voltare pagina, nonostante la carriera l'avesse portata a vincere tutto, o quasi.

Quasi, perché l'unica macchia in un albo d'oro immenso – che conta due Coppe del Mondo generali, dodici medaglie mondiali di cui quattro ori, e tre bronzi olimpici a cui si aggiunge l'argento nella staffetta mista di questi Giochi – è l'oro a cinque cerchi che non è mai arrivato. Ma a sentire lei, non è questo ciò che resta. Nelle sue dichiarazioni, raccolte mentre intorno c'era la confusione della festa, è emerso un sentimento di gratitudine pura, lontano dai rimpianti. «Non potevo immaginarlo più bello», ha confessato, quasi stupita lei stessa di come sia andata, perché poter gareggiare un'ultima volta in casa, sentendo il calore della propria gente, ha un valore che va ben oltre qualsiasi medaglia. E quando le hanno chiesto di Sanremo, della possibilità di una passerella sul palco dell'Ariston, la risposta è stata secca e sincera: «Non mi hanno invitata». Una battuta che l'ha riportata con i piedi per terra, dopo le nuvole dell'apoteosi sportiva.

Una carriera da ricordare: l'orgoglio di aver reso grande il biathlon in Italia

Lisa Vittozzi, compagna di squadra e erede designata, ha invece chiuso la sua Olimpiade con una gara da dimenticare, diciotttesima con quattro errori al poligono, ma con la consapevolezza di aver già scritto pagine importanti, a partire dall'oro nell'inseguimento che l'ha consacrata. Ma la serata, inevitabilmente, era tutta per Wierer. Per lei che il biathlon in Italia l'ha fatto conoscere ai più, portandolo sugli scudi e trasformandolo da sport di nicchia a disciplina seguita. Non è poco, per chi ha iniziato quasi per gioco, spinta dalla passione per il tiro più che per lo sci di fondo. «Nessuno nel biathlon in Italia ha vinto quanto lei», hanno ricordato più volte le cronache di questi giorni, e il dato è oggettivo: settanta podi in Coppa del Mondo, venti vittorie, e una continuità ai massimi livelli che poche atlete possono vantare.

L'ultima danza, dunque, è finita. Con un quinto posto che vale più di tante vittorie, perché arrivato al termine di una rincorsa, di una lotta contro il tempo e contro le avversarie più giovani. Wierer lascia gli sci in un luogo simbolico, a due passi da casa, lì dove da ragazzina andava a scuola. E mentre i riflettori si spengono sull'Arena Alto Adige, resta l'immagine di una campionessa che, nonostante la fatica e gli anni, ha voluto salutare tutti alla sua maniera: lottando. Senza sconti, senza rimpianti, e con quel pizzico di orgoglio che l'ha sempre resa speciale. Ora per lei si apre un nuovo capitolo, ma questa è un'altra storia.

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