Il lungo addio di Dorothea Wierer tra i social e la neve di Anterselva
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Redazione Sport
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La neve che scendeva fitta sull’arena del Sudtirolo, quel pomeriggio di sabato, sembrava voler mettere una soffice coltre di silenzio su una carriera strepitosa, quasi a proteggere l’ultimo atto di una storia che il biathlon italiano non aveva mai scritto prima. Dorothea Wierer, la ragazza di Rasun-Anterselva che ha portato uno sport di nicchia sotto i riflettori, ha chiuso il suo lungo viaggio agonistico lì dove tutto era cominciato, tra le montagne di casa, con un quinto posto nella mass start che profuma di congedo eroico -2. Non una medaglia, certo, ma una gara vissuta in testa, a dettare il ritmo per chilometri, lottando con il fucile e con gli sci come ha sempre fatto, regalando un’ultima volta quella grinta che l’ha resa unica -5. Poi, a gara conclusa e con le Olimpiadi di Milano Cortina ormai alle spalle, è arrivato il momento delle parole, affidate a un post sui social che ha ripercorso le emozioni di vent’anni di carriera.
“Non avrei mai immaginato di ricevere così tanto affetto”, ha scritto la trentacinquenne altoatesina, e in questa frase c’è forse la sintesi di un rapporto speciale, quello con un pubblico che lei ha letteralmente creato, appassionando gli italiani a una disciplina che univa la fatica del fondo alla precisione del poligono -1. Grazie a loro, spiega, ha compreso il valore autentico dell’essere sé stessi, del rispetto e della capacità di emozionare al di là del mero risultato sportivo. Un’eredità, questa, che pesa quanto le quattro medaglie olimpiche conquistate in carriera – un argento e tre bronzi spalmati su quattro edizioni dei Giochi, da Sochi 2014 fino all’argento nella staffetta mista di questi campionati casalinghi – e che forse è persino più duratura -2-7. Il rammarico per un oro olimpico mai arrivato, e che ad Anterselva è stato invece centrato dalla sua compagna di squadra Lisa Vittozzi, resta sullo sfondo di un racconto fatto soprattutto di crescita personale -8.
Nel suo messaggio di commiato, Wierer ha voluto ringraziare uno a uno i tasselli di un mosaico vincente: i tecnici, la famiglia, e tutte quelle persone incontrate lungo il cammino e diventate amiche, sottolineando quanto sia stato determinante l’appoggio dello staff in quella che ha definito “una delle preparazioni estive più dure” in vista dell’appuntamento olimpico -9. “Ho imparato quali sono i miei limiti, i miei pregi e i miei difetti”, ha confessato, e in questa introspezione c’è la consapevolezza di chi ha vissuto sotto pressione per un’intera vita, trasformando le difficoltà in punti di forza -7. Una lezione di umanità che arriva da un’atleta capace di vincere due Coppe del Mondo generali, quattro ori iridati e diciassette gare individuali, ma che ha sempre messo le persone davanti ai trofei, come ha ribadito anche alla vigilia dell’addio: “L’affetto dei fan è più importante di tutte le medaglie” -5.




