L`addio di Dorothea Wierer, tra i poligoni di Anterselva e il quinto posto che sa di leggenda

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il boato che ha accolto Dorothea Wierer sul traguardo della mass start olimpica, lultima fatica di una carriera costellata di allori, non era solamente il rumore di ventimila spettatori assiepati lungo il tracciato della Südtirol Arena. Era, piuttosto, il fragore di un affetto profondo e sincero, quel tipo di calore che solo le leggende sanno suscitare quando il sipario sta per calare sul loro palcoscenico. Sabato scorso, sotto una fitta nevicata che rendeva il quadro ancora più suggestivo, laltoatesina ha chiuso il cerchio della sua vita agonistica lì dove tutto era cominciato, a pochi chilometri da casa, regalando agli appassionati una prestazione che andava ben oltre il mero dato numerico della classifica -3-6.

Per un istante, dopo il secondo tiro a terra che laveva vista perfetta e fulminea come nei suoi giorni migliori, Wierer si è persino ritrovata in testa alla corsa, sognando a occhi aperti quellimpresa da leggenda che avrebbe voluto scrivere per chiudere il cerchio nel modo più scintillante -2-10. Poi, un errore al poligono in piedi lha costretta a quel giro di penalità che lha fatta scivolare indietro, ma non abbastanza da cancellare la grinta di chi, a trentacinque anni, ha voluto ancora lottare fino allultimo metro con le migliori del circuito. Il quinto posto finale, maturato dopo una rimonta veemente, ha assunto così i contorni di un congedo dignitosissimo, forse persino più vero di una vittoria, perché intriso di quella stessa sostanza umana che latleta ha sempre messo prima dei risultati -6.

Nel giorno delladdio, a prendere la parola per celebrare la figlia di questa terra non poteva mancare il presidente della Provincia Arno Kompatscher, che ha voluto ringraziare non solo Dorothea, ma lintero sistema che ha reso possibili le prime gare olimpiche sul suolo altoatesino. Il riferimento è andato al Comune di Rasun-Anterselva, ai comuni limitrofi, al comitato organizzatore guidato da Lorenz Leitgeb ed Erika Pallhuber, e poi ancora ai volontari, locali e internazionali, alle forze dellordine e a quanti hanno lavorato nellombra -2-4. Un ringraziamento corale, il suo, che ha incorniciato la giornata in un abbraccio collettivo, restituendo l`idea di una comunità intera che si stringe attorno alla propria campionessa.

Eppure, nonostante la mole di messaggi e la commozione generale, un dettaglio ha fatto storcere il naso a qualche suo estimatore più attento. Nelle settimane frenetiche che hanno preceduto levento, mentre lItalia dello sport si preparava a tributare lultimo salto alla sua regina del biathlon, cè stato chi ha notato una certa assenza mediatica da parte del mondo dello spettacolo, in particolare dal palco del Teatro Ariston. La stessa Wierer, con la schiettezza che l`ha sempre contraddistinta, ha lasciato intendere, quasi di sfuggita, di non essere stata invitata sul palcoscenico sanremese, un palcoscenico che nelle ultime edizioni ha spesso fatto da cassa di risonanza per i grandi eventi sportivi -9. Una mancanza che, seppur non abbia minimamente offuscato la luce della sua ultima gara, aggiunge un velo di malinconia a un commiato già carico di pathos.

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