Il lungo viaggio di Dorothea Wierer si chiude tra i boati di Anterselva: "Ora inizia la vita"
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Redazione Sport
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Il boato che ha salutato Dorothea Wierer sul traguardo di Anterselva, sabato scorso, non era solo per un quinto posto, per quanto quello fosse il più bello della sua carriera, ma per la chiusura di un cerchio che si è compiuto lì dove tutto era iniziato più di vent’anni fa. L’azzurra, in quella che era l’ultima gara olimpica della sua vita e contestualmente l’ultima in assoluto da biatleta professionista, per un attimo, dopo il secondo tiro a terra, ha addirittura sognato l’impresa da leggenda, trovandosi in testa e facendo immaginare a chi la guardava un epilogo da favola -2. Poi, un errore al poligono in piedi l’ha fatta inevitabilmente rimbalzare indietro nella classifica, ma nulla ha potuto scalfire l’abbraccio di una folla, quella della sua Südtirol Arena, che l’ha accompagnata fino all’ultimo metro di pista con un affetto che la stessa atleta altoatesina ha definito superiore a qualsiasi medaglia -4. Una carriera, la sua, che ha letteralmente cambiato la dimensione del biathlon in Italia, portandolo fuori dalla ristretta nicchia degli appassionati per regalargli una dignità mediatica pari, se non superiore, a quella di sport invernali storicamente più radicati nell’immaginario collettivo.
Nei messaggi sui social diffusi a poche ore dal congedo, Wierer ha voluto ringraziare uno per uno tutti coloro che hanno fatto parte di questo "lungo viaggio", citando non solo i tecnici e lo staff della squadra azzurra, ma anche e soprattutto la sua famiglia, che l’ha supportata e sopportata nei momenti difficili, e i tifosi -1. È proprio a questi ultimi che ha voluto dedicare una riflessione particolare, spiegando come il calore ricevuto le abbia fatto comprendere l’importanza di essere se stessi, di rimanere rispettosi e di riuscire a trasmettere emozioni che vanno ben oltre il mero risultato sportivo. "Grazie al biathlon – ha scritto la campionessa – ho conosciuto tante persone che sono diventate i miei amici, ho imparato quali sono i miei limiti, i miei pregi e i miei difetti, soprattutto quando sei sotto pressione" -10. Parole che suonano come un testamento spirituale per una ragazza di Rasun-Anterselva che di pressione ne ha gestita tanta, diventando la prima italiana a vincere una Coppa del Mondo generale e a conquistare un Titolo mondiale -2.
Oltre ai due successi nella Coppa del Mondo generale, arrivati consecutivamente nel 2019 e nel 2020, Wierer ha collezionato un palmarès che parla di quattro medaglie olimpiche – un argento e tre bronzi – e di una miriade di podi in Coppa, con l’ultima vittoria individuale arrivata appena tre mesi fa, il 2 dicembre 2025 a Östersund, a suggellare una longevità agonistica fuori dal comune -2. Il suo stile inconfondibile, quel tiro rapidissimo e quella determinazione sugli sci che le hanno permesso di recuperare svantaggi anche quando al poligono non era perfetta, hanno fatto di lei un punto di riferimento non solo per le compagne di squadra, come Lisa Vittozzi, ma per l’intero movimento italiano -4. Proprio la Vittozzi, di cinque anni più giovane, ha raccolto e allargato il solco tracciato dalla veterana, arrivando a vincere quell’oro individuale che alla compagna di una vita è sempre sfuggito, in una ideale staffetta generazionale che proietta il biathlon femminile verso le Olimpiadi di Annecy 2030 con una eredità pesante ma preziosa -6.
A margine dell’addio agonistico, trapela anche una nota di curiosità mondana che riguarda il Festival di Sanremo: la Wierer, infatti, ha chiarito di non essere mai stata invitata a salire sul palco dell’Ariston, smentendo così voci che la davano tra i possibili ospiti della kermesse canora -3. Un dettaglio, questo, che conferma la volontà della biatleta di chiudere in modo pulito e lineare, senza cercare riflettori diversi da quelli che l’hanno illuminata per anni sui campi di gara. "Ora inizia la vita", ha lasciato intendere nei suoi ultimi interventi pubblici, suggellando un commiato che ha visto la sua immagine campeggiare sui titoli di coda delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, con il testimone ormai passato alle nuove generazioni. La sua ultima mass start, chiusa nonostante l’errore al poligono davanti a francesi e norvegesi che hanno dominato la stagione, resterà negli occhi di chi c’era come l’istantanea perfetta di una campionessa che ha lottato fino all’ultimo respiro, senza mai smettere di sognare -7.




