Lisa vittozzi e quell’oro olimpico inseguito per una vita, tra dubbi e venti colpi perfetti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il boato che ha scosso il South Tyrol Arena di Anterselva, un boato capace di travalicare i confini della suggestiva conca alpina per riverberarsi in tutta Italia, ha sancito ciò che per decenni era sembrato un miraggio: il primo oro olimpico della storia del biathlon azzurro. A scrivere questa pagina indelebile è stata Lisa Vittozzi, la trentunenne di Pieve di Cadore che, con la carabina in spalla e gli sci ai piedi, ha letteralmente stregato la neve e il poligono. La sua gara nell’inseguimento 10 chilometri, valida per i Giochi di Milano Cortina 2026, è stata un capolavoro di lucidità e potenza, condito da una precisione quasi innaturale: venti colpi esplosi e venti bersagli centrati, una perfezione che non lasciava scampo alle avversarie -1 -4. Partita con un ritardo di quaranta secondi dalla leader provvisoria, la norvegese Maren Kirkeeide, Vittozzi ha pazientemente limato il distacco, sciata dopo sciata, poligono dopo poligono, fino a quel momento clou nell’ultima serie in piedi, quando la sua rivale ha mancato due bersagli e lei, con freddezza glaciale, ha chiuso i conti -3 -6.

Ma dietro l’abbraccio con il pubblico, dietro quell’inchino prima del traguardo e il crollo emotivo sulla neve, si cela una storia ben più complessa e sfaccettata, un percorso costellato da ombre che la diretta televisiva, inevitabilmente, non può mostrare. Perché se oggi Vittozzi può fregiarsi del Titolo di campionessa olimpica, completando una collezione di metalli preziosi che già annoverava il bronzo di Pyeongchang 2018 e l’argento nella staffetta mista di pochi giorni fa, lo deve a una resilienza forgiata nelle difficoltà -2 -4. La stessa atleta, ospite a Casa Italia subito dopo la gara, ha confessato senza infingimenti i retroscena di questi ultimi mesi e anni: un cammino definito da lei “un viaggio difficile”, durante il quale ha più volte accarezzato l’idea di abbandonare tutto -5 -10. La scorsa stagione, del resto, l’ha vissuta lontana dalle competizioni, fermata da un infortunio alla schiena che ne ha messo a dura prova non solo il fisico, ma soprattutto la tenuta mentale -5. Un’estate trascorsa tra mille dubbi e insicurezze, un inverno passato a guardare le altre gareggiare, chiedendosi se quel sogno a cinque cerchi, da inseguire davanti alla propria gente, non fosse ormai definitivamente sfumato.

C’è chi, in quelle parole rilasciate a caldo, ha colto l’eco di una battaglia interiore molto più profonda, le cui radici affondano in un passato non troppo remoto. Vittozzi, infatti, ha già dovuto fare i conti con la parte più oscura della psiche di un’atleta: era il 2019 quando, dopo un mondiale concluso al di sotto delle aspettative nonostante fosse la favorita, la biathleta cadde in quella che lei stessa definì una crisi personale e sportiva -2. “Ho perso la retta via, mi sono smarrita”, raccontò tempo dopo, descrivendo un periodo in cui il era presente in gara, ma la mente vagava altrove, incapace di garantire quella tranquillità indispensabile al poligono -2. Un tunnel lungo quattro anni, dal quale è riemersa solo nel 2023, riconquistando Coppe del Mondo e medaglie iridate, fino a saltare per precauzione l’intera annata del 2025 pur di presentarsi al cancelletto di partenza delle Olimpiadi di casa nelle migliori condizioni possibili -2. Un azzardo, il suo, trasformato in trionfo.

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