Lisa Vittozzi, un oro olimpico che fa discutere se sia veneta o friulana

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il trionfo di Lisa Vittozzi, che con la sua prestazione magistrale ad Anterselva è riuscita nell’impresa di regalare all’Italia il primo oro olimpico della storia nel biathlon, ha scatenato un entusiasmo nazionale che però, nelle zone d’origine dell’atleta, si tinge di campanile. Perché la neocampionessa, quella che con freddezza ha infilato venti bersagli su venti sotto gli occhi di venticinquemila spettatori, è un caso geografico oltre che sportivo: nata a Pieve di Cadore, in provincia di Belluno, cuore delle Dolomiti venete, è però cresciuta e vive a Sappada, località che sino al 2017 faceva parte del Veneto ma che, dopo un referendum e un passaggio di consegne sancito dalla Corte costituzionale, è ora territorio del Friuli Venezia Giulia, essendo stata aggregata alla provincia di Udine. Una divisione amministrativa, questa, che trasforma la festa in un derby regionale, dividendola tra chi la rivendica come figlia della montagna bellunese e chi, invece, la celebra come orgoglio della nuova terra friulana.

La sua vittoria, arrivata al termine di una rincorsa entusiasmante nella gara a inseguimento, ha il sapore di una rivincita personale prima ancora che di un successo storico. Vittozzi, partita con il quinto tempo dopo la sprint, ha letteralmente annientato le avversarie con un poligono perfetto, approfittando degli errori fatali della norvegese Maren Kirkeeide nell’ultima serie in piedi per poi involarsi solitaria verso il traguardo, dove è apparsa visibilmente emozionata davanti al pubblico di casa -4-6. Un’ora dopo quella fatica, la si è vista festeggiare a Casa Italia, a Cortina, con un sorriso che raccontava la liberazione da un peso diventato, col tempo, quasi opprimente: «È stato difficile – ha ammesso – perché lo scorso inverno non ho gareggiato, l’estate è stata molto dura, c’erano tanti dubbi e molte insicurezze, non ero sicura che ce l’avrei fatta» -5.

Il ritorno dalla notte dei dolori e la scintilla scoccata guardando Brignone

Alle spalle di quell’oro, infatti, c’è un periodo buio che l’atleta classe ’95 ha dovuto attraversare con la forza di chi, però, non ha mai smesso di crederci davvero. La scorsa stagione, complice un problema alla schiena che l’ha costretta a saltare interamente le gare, Vittozzi ha vissuto mesi di profonda incertezza, un tempo in cui l’idea di appendere gli sci al chiodo ha fatto capolino più di una volta -1-5. «Ho pensato più volte di mollare – ha confessato –, ma alla fine il sogno di vincere una medaglia ai Giochi mi ha spinto a continuare». Una spinta che l’ha portata a ricostruirsi pezzo dopo pezzo, affidandosi alla fiducia dei suoi allenatori e a quella determinazione che, nelle sue stesse parole, le ha permesso di cercare dentro sé la forza per andare dritta verso quell’obiettivo che qualcuno, forse, aveva iniziato a considerare sfumato -5-3.

Pochi minuti prima di scendere in pista, la sappadina ha trovato ispirazione in un’altra fuoriclasse dello sci azzurro. «Prima della mia gara ho visto la prima manche di Brignone – ha raccontato ancora a caldo – e mi sono detta che anch’io oggi dovevo fare qualcosa di grande» -5-9. Una connessione ideale tra due campionesse, suggellata poi dall’incontro a Cortina con la stessa Federica, alla quale Vittozzi ha confessato, con una battuta che sa di leggerezza ritrovata, di aver dovuto vincere l’oro per poterla incontrare. La gara, dal punto di vista tecnico, è stata un capolavoro di gestione e freddezza, con l’azzurra che ha saputo mantenere i nervi saldi quando tutto intorno sembrava tremare: l’ultima serie di tiri, con Kirkeeide che sbagliava due bersagli, l’ha vista uscire dal poligono con un sorriso liberatorio, pronta a godersi gli ultimi metri di quella che definisce una giornata indimenticabile per tutto il movimento -5-9.

Description: Lisa Vittozzi entra nella storia con il primo oro olimpico italiano nel biathlon. La sua vittoria ad Anterselva riaccende il dibattito sulle origini tra Veneto e Friuli.

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