Putin testa l'arma atomica sottomarina, mentre l'Ungheria tesse la sua trama
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Redazione Esteri
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Mentre i soccorritori di Zaporizhzhia, una città dell'Ucraina meridionale, recuperavano i feriti, undici secondo le autorità locali, fra i quali si contano sei bambini, dopo un raid aereo, da Mosca giungeva l'annuncio di una nuova, temibile prova di forza. Vladimir Putin, in visita a un posto di comando interforze, ha infatti dichiarato di aver testato con successo il siluro a propulsione nucleare Poseidon, affermando, non senza una certa enfasi, che "non esiste nulla di simile al mondo". Un'arma, questa, che era già stata al centro di una feroce propaganda, nella quale si era arrivati a descriverne la capacità di generare un'onda anomala radioattiva tale da radere al suolo intere nazioni, come la Gran Bretagna. Parallelamente, il Cremlino ha reso noto il primo collaudo a lungo raggio di un altro vettore strategico, il missile cruise Burevestnik, anch'esso progettato per essere equipaggiato con una testata atomica.
L'asse di Budapest e le mosse nell'Europa centrale
In questo scenario di crescente tensione militare, si inseriscono con peso specifico le mosse diplomatiche di Viktor Orbán, il quale, attraverso il suo consigliere politico, ha parlato esplicitamente di un lavoro volto a costruire un asse "contro la guerra" insieme alla Slovacchia e alla Repubblica Ceca. "Penso che succederà, e sarà sempre più evidente", ha dichiarato Balasz Orban in un'intervista, lasciando intendere come Budapest stia attivamente tessendo una rete di alleanze con Bratislava, guidata da Robert Fico, e con Praga, dove la vittoria elettorale del nazionalista Andrej Babis sembra aver creato un terreno fertile per simili iniziative. Lo stesso premier ungherese, del resto, ha successivamente fatto riferimento a questa collaborazione a tre, confermandone l'esistenza e le potenzialità.
La valutazione americana e lo stallo negoziale
A completare un quadro già di per sé complesso, si aggiunge la valutazione degli servizi di intelligence americani, i quali, in un documento consegnato al Congresso, hanno certificato che Vladimir Putin non avrebbe alcuna intenzione di porre fine al conflitto in Ucraina. Secondo tale analisi, Mosca non mostrerebbe disponibilità al compromesso, una posizione che persisterebbe nonostante i tentativi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di aprire un vero e proprio negoziato di pace. Una situazione di stallo, dunque, che appare sempre più profonda e difficile da superare, mentre la guerra continua a mietere vittime e a dettare l'agenda delle relazioni internazionali.
La propaganda delle armi e la realtà dei fatti
Le dichiarazioni di Putin sul Poseidon, così come quelle passate di altri portavoce del regime, rientrano in una precisa strategia di comunicazione che mira a esaltare la potenza tecnologica russa, presentando armamenti dall'effetto potenzialmente apocalittico. Se da un lato le caratteristiche tecniche di questi sistemi d'arma restano in gran parte avvolte nel mistero, dall'altro la loro presentazione pubblica serve a inviare un messaggio preciso alle nazioni avversarie, un messaggio di forza e di deterrenza che, però, si scontra con la cruda realtà dei bombardamenti sulle città ucraine e del perpetuarsi di una guerra che, giorno dopo giorno, segna il destino di migliaia di persone.




