Missili Atacms colpiscono la Russia, Putin minaccia l'atomica
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Redazione Esteri
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Nella notte del 19 novembre, le forze armate ucraine hanno lanciato sei missili a lungo raggio Atacms, di fabbricazione americana, contro la regione russa di Bryansk, situata a nord dell'oblast di confine. L'operazione, confermata da Kiev, ha scatenato una reazione furiosa da parte del Cremlino, che ha immediatamente rilanciato minacce nucleari e accuse contro l'Occidente. Vladimir Putin, in risposta all'attacco, ha annunciato una modifica della dottrina nucleare russa, adeguandola alle nuove minacce percepite.
La nuova dottrina prevede una risposta atomica in caso di attacco contro la Russia o i suoi alleati con armi convenzionali da parte di uno stato non nucleare supportato da uno stato nucleare. Questa mossa, che alza ulteriormente la tensione su un tavolo già carico di esplosività, è stata interpretata da molti come una strategia comunicativa volta a rafforzare la posizione di Mosca nel conflitto in corso.
Mariana Budjeryn, ricercatrice senior del Project on Managing the Atom (MTA) al Belfer Center della Harvard Kennedy School, ha sottolineato come, nonostante le minacce, Mosca abbia già dimostrato in passato di non aver utilizzato l'arma atomica anche in situazioni critiche. Tuttavia, l'annuncio di Putin ha scatenato reazioni internazionali, con l'Unione Europea che ha espresso una ferma condanna e la Casa Bianca che ha definito la retorica del Cremlino "irresponsabile".
L'uso dei missili Atacms da parte dell'Ucraina rappresenta un significativo cambiamento nelle dinamiche del conflitto, introducendo una nuova variabile che potrebbe influenzare le future operazioni militari.




