La tassa sugli extraprofitti divide banche e governo tra volontarietà e risiko bancario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Due questioni principali sono al centro, in questi giorni, del rapporto tra banche e istituzioni: il revival della tassazione degli extra profitti e le vicende del risiko bancario innescato da Mps e Intesa Sanpaolo. Quanto alla prima questione, concernente per ora tutte o in larga parte le imprese energetiche, si continua a rivestire la progettata (da una parte politica) tassazione con la formula della volontarietà del contributo-tassa, una vera contradictio in adiecto che mal si concilia con la natura coercitiva del prelievo fiscale.

Eppure, nonostante l'evidenza logica, il dibattito pubblico sembra ignorare la sostanza giuridica del problema, preferendo alimentare una narrazione che spesso prescinde dai dati normativi e dalla realtà economica del paese. La stessa espressione "extraprofitti", utilizzata con disinvoltura in televisione e sui giornali, rappresenta un termine giuridicamente inesistente nel nostro ordinamento, eppure continua a essere impiegata come se fosse un concetto codificato.

L'uso distorto del termine extraprofitti e la responsabilità dell'informazione

Qualcuno ha inventato una balla colossale: la denominazione "extraprofitti" delle società di capitali. Non si capisce cosa voglia dire questa unione di due parole in quanto, nel sistema giuridico, economico e fiscale italiano, non esistono gli extraprofitti, né tantomeno una categoria di reddito che possa essere definita tale in modo oggettivo e misurabile. Si tratta piuttosto di una definizione giornalistica, forse suggestiva ma priva di fondamento tecnico, che ha attecchito nel linguaggio comune senza che nessuno si sia preoccupato di verificarne la correttezza.

Non si capisce, pertanto, perché chi fa informazione non osservi il Codice deontologico dei giornalisti di giugno 2025 e, in particolare, non controlli le informazioni per verificare se siano vere o false, accedendo a fonti giuridiche, storiche, filosofiche e altre, prima di lanciare terminologie che generano confusione e allarmismo tra i cittadini e gli operatori del settore. Il rischio è quello di legittimare, attraverso l'uso acritico di certe parole, interventi fiscali che potrebbero rivelarsi dannosi per il sistema produttivo e per la competitività delle imprese italiane.

Il governo Meloni e la proroga del taglio sui carburanti

Il governo Meloni continua a fronteggiare il tema del caro carburante con interventi concreti e mirati, cercando di bilanciare le esigenze di cassa con la necessità di non gravare ulteriormente sulle famiglie e sulle imprese. La proroga fino al 5 settembre del taglio di 17 centesimi sul gasolio rappresenta un nuovo esempio di questa strategia operativa, che mira a contenere l'impatto dei rincari sulla mobilità di chi lavora e studia.

Per finanziare questa misura, l'esecutivo ha individuato circa 130 milioni di euro attraverso l'anticipo della tassazione sui dividendi delle grandi società energetiche, una soluzione che però riaccende il dibattito sulla natura di questo prelievo e sulla sua effettiva volontarietà.

In questo scampolo di fine agosto, con i rientri dalle ferie, per chi ha potuto farle, siamo alle solite: discussioni infinite e spesso vuote nei programmi televisivi, sui social, sul costo dei carburanti, che, sia chiaro, sono carissimi e penalizzano soprattutto le fasce più deboli, quelle che devono spostarsi per lavorare, curarsi, studiare, senza che però si arrivi a una definizione chiara e condivisa degli strumenti da adottare per affrontare la questione.

La contraddizione della tassazione volontaria e il risiko bancario

La formula della volontarietà del contributo, applicata a un prelievo fiscale, rappresenta una vera e propria contraddizione in termini, perché una tassa, per sua natura, è un'obbligazione patrimoniale imposta dalla legge e non può essere lasciata alla discrezionalità del contribuente. Eppure, si continua a rivestire la progettata (da una parte politica) tassazione con questa patina di facoltatività, quasi che il pagamento delle imposte possa essere rimesso alla buona volontà dei grandi gruppi energetici, generando un cortocircuito logico che mina la credibilità dell'intero sistema fiscale.

Sul fronte del risiko bancario, invece, le mosse di Mps e Intesa Sanpaolo tengono banco negli ambienti finanziari, con scenari che potrebbero ridisegnare gli assetti del credito italiano, in un contesto già reso incerto dalle fluttuazioni dei mercati e dalle tensioni internazionali. La partita è complessa e coinvolge non solo gli interessi degli azionisti, ma anche quelli dei risparmiatori e dei dipendenti, in un intreccio di potere e strategie che solo i prossimi mesi potranno sciogliere, sempre che la politica non decida di interferire ulteriormente con strumenti impropri.

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