Kimi Antonelli, due giorni di festa tra i fan di Bologna e poi testa al Giappone

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È atterrato nel pomeriggio all’aeroporto Marconi di Bologna, giusto in tempo per concedersi un assaggio degli affetti più cari prima che l’ingranaggio del mondiale riprenda a girare, Kimi Antonelli. Il diciannovenne bolognese, reduce dalla storica vittoria nel Gran Premio di Cina – quella che mancava all’Italia da vent’anni, precisamente dal successo di Giancarlo Fisichella in Malesia nel 2006 – è stato accolto da una piccola folla di tifosi e da una selva di microfoni, tutti lì per rendere omaggio al nuovo eroe della Motor Valley. Tra un autografo e un selfie, il pilota Mercedes ha raccontato la sua gioia, quella di aver riportato il Tricolore sul gradino più alto del podio, ma ha subito chiarito che si tratterà di una pausa brevissima, di quelle che servono giusto per ricaricare le batterie e riabbracciare la famiglia, prima di rituffarsi a capofitto nella preparazione del prossimo appuntamento iridato, in programma sul circuito di Suzuka tra meno di due settimane.

La dedica, naturalmente, è andata a chi quel percorso glielo ha costruito mattone dopo mattone, sin da quando era un bambino con il casco ancora troppo grande per la sua testa: «Alla mia famiglia, al mio team e a tutti quelli che mi hanno supportato – ha spiegato Antonelli visibilmente emozionato – perché questo risultato è il frutto di un lavoro iniziato tantissimo tempo fa». Un pensiero che corre veloce ai sacrifici, ai weekend lontano da casa e a quella normalità che un ragazzo della sua età, spesso, deve mettere da parte. E proprio di normalità ha parlato il neo-vincitore, quando gli hanno chiesto della foto, ormai virale, che lo ritrae bambino al fianco di Lewis Hamilton: uno scatto diventato immediatamente simbolico, quasi profetico, considerando che oggi i due condividono il podio, seppure su sponde opposte del muretto box. «Credo sia la foto dell’anno – ha ammesso sorridendo – ed è stato bellissimo il suo entusiasmo per la mia vittoria. Lui mi ha sempre sostenuto, anche quando è passato in Ferrari e io ho preso il suo sedile in Mercedes».

La consapevolezza di chi non vuole fermarsi

D’altronde, voltare pagina in fretta non è solo una necessità dettata dal calendario, ma una consapevolezza che Antonelli sembra aver già fatto propria, nonostante la giovane età. Il rischio, per chi sale così in alto così in fretta, è sempre quello di un contraccolpo psicologico, di quelle settimane di celebrazioni e di proclami altrui – i classici “ve l’avevo detto” e “io lo conoscevo bene” – che rischiano di appannare la concentrazione. Lui, però, ha le idee chiare: la vittoria di Shanghai, arrivata dopo una pole position conquistata con autorità e una gara gestita con una maturità sorprendente, deve essere solo un punto di partenza. Lo ha ribadito più volte, quasi a voler scacciare l’eventuale euforia, che in questo ambiente può rivelarsi tanto dolce quanto traditrice. «Siamo sulla strada giusta – ha commentato a RaiNews 24 – e spero di poter continuare così, ma non sarà facile per niente».

A rendere tutto più surreale, in questa bolla di felicità appena iniziata, ci ha pensato anche Jannik Sinner. Il tennista altoatesino, reduce a sua volta da un trionfo importante a Indian Wells, ha voluto dedicare un messaggio al pilota bolognese, un gesto che ha colto Antonelli di sorpresa e che lo ha riempito di orgoglio. «Mi ha sorpreso e mi ha fatto immenso piacere – ha confessato – gli ho risposto subito, è stato davvero carino». Un confronto tra giovani campioni italiani, due facce della stessa medaglia fatta di sacrificio, talento e quella capacità di restare con i piedi per terra anche mentre il mondo, intorno, ti celebra.

I record di un predestinato

Del resto, la storia di Andrea Kimi Antonelli – quel nome che richiama leggende del passato e un destino già scritto – è costellata di primati. Con i suoi diciannove anni, sei mesi e diciotto giorni, è diventato il secondo vincitore più giovane di sempre nella storia della Formula 1, alle spalle del solo Max Verstappen, e il più giovane di sempre a partire dalla pole position in un Gran Premio. Un filotto di numeri che impressionano, se si pensa che appena un anno fa era un debuttante alle prese con le prime libere e con gli inevitabili errori di gioventù, come quell’uscita di pista a Monza dopo appena dieci minuti di prova. Errori che Toto Wolff, il team principal che ha scommesso su di lui, ha sempre difeso come parte integrante di un percorso di crescita. «Molti dicevano che fosse troppo presto – ha ricordato Wolff – ma ora, al suo secondo Gran Premio del 2026, ha portato a casa un risultato con una determinazione spietata».

Ora, però, la testa è già proiettata oltre. Il Giappone, con il suo tracciato leggendario e il calore dei tifosi, attende Antonelli per quella che sarà la sua prima vera gara da vincitore. La festa, insomma, è già finita. O meglio, è stata messa in valigia insieme alla tuta e al casco, pronta a essere riaperta solo a traguardo raggiunto, quando si potrà tirare nuovamente il fiato. E mentre Bologna lo coccola, e la sua ex professoressa di economia aziendale, Alessandra Regina, trattiene ancora le lacrime per quel ragazzo «fuori dal comune» che ha sempre conciliato libri e motori, Kimi si prepara a risalire sull’aereo. La prossima tappa è Suzuka, l’obiettivo è non sbagliare più.

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