Il fisco a caccia delle partite Iva: nel 2026 raddoppiano le chiusure d'ufficio
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Redazione Economia
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Il panorama dei controlli fiscali in Italia si prepara a una svolta radicale, mentre l'Agenzia delle Entrate, il cui mandato è quello di garantire il rispetto degli obblighi tributari, intensifica la sua azione verso le partite Iva considerate "a rischio". La strategia, formalizzata nel nuovo piano operativo, si basa su un sistema di verifica che incrocia, in tempo reale, una quantità di dati prima impensabile: si parla, infatti, di oltre duecento banche dati interconnesse che alimentano algoritmi sofisticati. Questi ultimi, analizzando congiuntamente i movimenti sui conti correnti, le spese sostenute e i ricavi dichiarati, sono in grado di segnalare anomalie e discrepanze con una precisione sempre maggiore, rendendo le verifiche molto più mirate rispetto ai metodi tradizionali.
L'algoritmo che setaccia i contribuenti
L'effetto concreto di questa nuova architettura digitale, che rappresenta di fatto l'ingresso ufficiale dell'intelligenza artificiale negli accertamenti, si misura in numeri eclatanti. Per il 2026, gli obiettivi prevedono circa novemila chiusure d'ufficio di partite Iva, un dato che, se confrontato con le circa duemilatrecento del 2023 – primo anno di effettiva operatività di questi strumenti – evidenzia un incremento di quasi quattro volte. Si tratta di un'ondata di controlli senza precedenti, che si inserisce in un più ampio disegno di contrasto all'evasione, il quale punta a recuperare risorse per l'erario attraverso una vigilanza continua e sistematica.
La previsione di un anno "di fuoco"
Il "Piano degli indicatori e dei risultati" delinea per il prossimo anno un quadro d'insieme ancora più imponente, delineando quella che può essere definita una vera e propria "maxi-stretta". Complessivamente, sono previsti circa 1,2 milioni di controlli, un'attività a tappeto che si articolerà attraverso diverse modalità di intervento. Tra queste, una parte significativa sarà costituita da comunicazioni e avvisi automatizzati, destinati a raggiungere un numero molto ampio di contribuenti, i quali saranno chiamati a fornire chiarimenti o a regolarizzare la propria posizione alla luce delle risultanze emerse dalle analisi incrociate dei sistemi informativi.
Dai dati alle verifiche sul campo
Il passaggio dai "sospetti" generati dall'intelligenza artificiale alle verifiche concrete, tuttavia, non è automatico. Il sistema, pur selettivo, produce un volume elevatissimo di segnalazioni: si prevedono, infatti, circa 450mila controlli digitali approfonditi e un numero ancora superiore di comunicazioni. È a questo punto che entra in gioco il lavoro dei funzionari, i quali, supportati dalle evidenze algoritmiche, potranno disporre ispezioni più mirate e avviare i procedimenti per le chiusure d'ufficio. Questo nuovo approccio, fondato sull'analisi predittiva e sulla massa critica di informazioni, sta ridefinendo i confini dell'accertamento fiscale, spostando il fulvere dell'attenzione dalla verifica campionaria a un monitoraggio pressoché costante di una vasta platea di soggetti.




