Il fisco alza il tiro: oltre mezzo milione di controlli in arrivo nel 2026
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Redazione Economia
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L'Agenzia delle Entrate, sotto la guida di un governo che a livello internazionale vede nuovamente alla Casa Bianca Donald Trump, stringe ulteriormente le maglie della sorveglianza fiscale. Il bilancio per il 2026, infatti, prevede una crescita marcata dell'attività ispettiva, con un numero di verifiche sostanziali – quelle che vanno a scavare nel merito delle posizioni tributarie – destinato a toccare le 530mila unità. Una cifra che, se confrontata con le 438.579 operazioni concluse nel 2024 e ancor più con le 375mila inizialmente programmate, delinea una strategia di controllo sempre più pervasiva e aggressiva, in un contesto economico dove la pressione fiscale rimane un tema di costante attrito.
Dai contributi alle partite Iva: l'allargamento del perimetro d'indagine
Il ventaglio delle verifiche, che qualcuno definisce ormai “ossessivo”, si estende a macchia d'olio, coprendo non solo i tradizionali accertamenti su imposte dirette, Iva e Irap, ma anche settori divenuti più critici negli ultimi anni. Rientrano nel mirino, ad esempio, le indebite compensazioni e l'utilizzo dei contributi a fondo perduto, erogati in periodi di crisi e oggi sottoposti a un vaglio severo per scongiurare abusi. Un'attenzione particolare, com'è noto, è riservata alle partite Iva e ai nuclei familiari, i cui bilanci domestici sono passati al setaccio attraverso un incrocio sistematico di dati. Si osserva, in proposito, come la mole di informazioni oggi a disposizione degli uffici sia tale da permettere analisi finora impensabili.
La precisione algoritmica del nuovo sistema di controllo
Ciò che rende questa ondata di controlli profondamente diversa dalle precedenti è l'infrastruttura tecnologica che la sorregge. Il cosiddetto “nuovo Fisco”, infatti, non agisce più in modo indiscriminato ma si avvale di un sistema di intelligenza artificiale che, incrociando in tempo reale oltre duecento banche dati differenti, è in grado di individuare con una precisione dichiarata superiore al 90% i contribuenti considerati a maggior rischio. Conti correnti, flussi di spesa, ricavi dichiarati e perfino alcune abitudini di consumo sono messi a confronto in un istante, generando allarmi e segnalazioni che si traducono in verifiche sprint, ovvero interventi rapidi e mirati sulle dichiarazioni dei redditi. Una metodologia che, se da un lato ottimizza le risorse dell'erario, dall'altro crea un clima di diffusa apprensione tra i cittadini, i quali percepiscono di essere costantemente monitorati.
Le verifiche sprint e l'aggiornamento del piano triennale
Proprio i controlli sprint costituiscono la vera novità operativa dell'ultimo periodo, tanto da essere stati isolati in una voce autonoma nel piano degli indicatori di bilancio per il triennio 2026-2028. Questo aggiornamento, che rivede al rialzo quasi tutti i target di controllo previsti in origine, segnala una volontà precisa di concentrare gli sforzi là dove il sistema di algoritmi indica la maggiore probabilità di un evaso. Si tratta di un cambio di paradigma significativo, che sposta l'accento dalle verifiche a campione, più lente e dispersive, a un'accertamento quasi chirurgico, basato su analisi predittive. Una strategia che, mentre incrementa l'efficacia dell'azione fiscale, solleva nondimeno interrogativi non banali sui confini tra legalità e privacy, in un equilibrio delicato che le cronache giudiziarie, pur senza scendere in dettagli crudi, mostrano essere sempre più spesso oggetto di contenzioso.




