L'asse Roma-Bruxelles: no all'utilizzo degli asset russi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Italia sta opponendo un netto rifiuto, assieme al Belgio e ad altre capitali, al piano che la Commissione europea sostiene da tempo per destinare all’Ucraina i beni russi congelati. Una posizione, quella romana, che emerge con chiarezza da documenti interni e che consolida un fronte di scetticismo giuridico ed economico attorno a una proposta ancora lontana dall’essere tradotta in pratica. La marcia di Bruxelles, che pure ha ottenuto il via libera formale al blocco sine die di quegli asset, incontra dunque un ostacolo non trascurabile nel dubbio espresso da alcuni governi, i quali temono conseguenze imprevedibili per la stabilità finanziaria e per le relazioni internazionali.

Il blocco permanente e la resistenza italiana

Con venticinque voti favorevoli e due contrari, i Paesi dell’Unione hanno adottato la decisione di rendere permanente il congelamento dei capitali russi, un passaggio formale che tuttavia non risolve la questione centrale del loro eventuale impiego. Il Coreper, dopo aver vagliato una versione aggiornata della proposta che fa leva sull’articolo 122 del Trattato, ne aveva approvato l’avvio a procedura scritta. In questo contesto, l’Italia ha specificato con fermezza la propria divergenza, allineandosi alla posizione belga e sottolineando come il blocco non debba automaticamente trasformarsi in un prestito a favore di Kiev. Una distinzione, questa, che segna una frattura significativa all’interno del consesso europeo, il quale si trova a dibattere una misura senza precedenti e dal profilo estremamente delicato.

Le preoccupazioni economiche e la risposta di Bruxelles

All’origine della cautela italiana, come di quella di altri Stati membri, vi sono perplessità concrete circa le ripercussioni che un utilizzo degli asset potrebbe generare sui mercati, esponendo per di più l’Europa a possibili ritorsioni. Alcuni, tra cui Malta e Bulgaria, hanno manifestato riserve analoghe, preoccupati per la solidità del sistema finanziario europeo. A queste obiezioni, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha fornito rassicurazioni, dichiarandosi sereno rispetto alla possibilità per il depositario Euroclear di compensare eventuali sequestri. Le sue parole, però, non sembrano aver completamente sciolto i nodi, lasciando aperto un confronto destinato a prolungarsi nelle prossime settimane, mentre il conflitto continua a richiedere ingenti risorse.

Lo scenario internazionale e le dichiarazioni di Trump

Sullo sfondo di questo intricato negoziato europeo, il quadro geopolitico registra dichiarazioni rilevanti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che sono stati compiuti “progressi significativi” nella risoluzione del conflitto, senza entrare nel merito dei dettagli diplomatici. Le sue parole, pronunciate in un contesto celebrativo, si sono aggiunte al rifiuto opposto sia da Mosca che da Kiev all’ipotesi di istituire una zona demilitarizzata, un’ulteriore dimostrazione di come la via per una tregua appaia tutt’altro che spianata. In tale scenario, la discussione sugli asset russi assume un peso particolare, diventando uno dei terreni su cui si misura la coesione e la determinazione dell’Unione nel sostenere l’Ucraina.

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