Floridia: “TeleMeloni ridicola, e la Rai paga il prezzo”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La telecronaca della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, affidata al direttore di RaiSport Paolo Petrecca, ha scatenato un putiferio che travalica la semplice gaffe tecnica per investire a pieno Titolo la gestione politica dell'azienda. Barbara Floridia, senatrice del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione di Vigilanza Rai, non usa mezzi termini nel definire «eclatante» l'inadeguatezza mostrata in diretta mondiale, un episodio che, a suo dire, espone il paese al ridicolo. Secondo Floridia, la scelta del cronista è l'emblema di una linea, da lei battezzata “TeleMeloni”, che privilegerebbe logiche di fedeltà politica ai danni del merito e della competenza, distogliendo l'attenzione dai nodi strutturali del servizio pubblico. Quella che poteva sembrare una stonatura momentanea, dunque, si è rapidamente tramutata in un caso emblematico, capace di riassumere in poche ore di diretta le polemiche degli ultimi anni sull'assetto dei vertici Rai.

Il direttore viene silurato, stop alle conduzioni

Le conseguenze della débâcle non si sono fatte attendere. Se inizialmente si vociferava di un semplice ripensamento sui futuri impegni al microfono, l'esito dell'incontro tra l'amministratore delegato Giampaolo Rossi e Petrecca è stato netto e definitivo. Il direttore di RaiSport, che avrebbe dovuto recarsi a Cortina per seguire le gare, è stato invece convocato d'urgenza a Roma, dove gli è stato comunicato il recesso da qualsiasi incarico di conduzione per la restante parte dei Giochi. Una decisione presa al vertice, a dimostrazione di quanto il clamore mediatico abbia reso insostenibile la sua permanenza al microfono, sebbene non ne venga per il momento messo in discussione il ruolo dirigenziale all'interno della struttura. Una soluzione che, lungi dal chiudere la polemica, la alimenta, offrendo il quadro di un'azienda costretta a correre ai ripari dopo una scelta rivelatasi palesemente controproducente.

Una notte di errori sotto i riflettori mondiali

L'incipit della serata, con quel maldestro «benvenuti allo stadio Olimpico» pronunciato all'apertura di uno stadio che non era quello romano, ha rappresentato solo il prologo di una sequenza di imprecisioni e leggerezze che hanno costellato l'intera telecronaca. Davanti a nove milioni di spettatori e a uno share che ha sfiorato il cinquanta percento, l'emozione iniziale ha lasciato presto il posto a una catena di errori, fra nomi storpiati, citazioni approssimative e momenti di confusione narrativa durante uno degli appuntamenti più importanti per l'immagine internazionale del paese. L'evento, pensato per entrare nella storia dello sport, rischia invece di essere ricordato, nei corridoi della politica e dell'informazione, per la figuraccia del servizio pubblico, trasformando una celebrazione in un caso studiato come esempio di cattiva gestione.

Il racconto di un'azienda nelle parole di un cronista

Al di là del singolo episodio, la vicenda viene letta da molti osservatori come il sintomo più chiaro di una trasformazione profonda. La nomina di Petrecca, indicato come molto vicino a Fratelli d'Italia e arrivato al vertice di RaiSport in un ampio giro di poltrone concordato tra i partiti di maggioranza, viene oggi portata come prova del fatto che la logica degli accordi politici abbia ormai soppiantato qualsiasi altro criterio di selezione. Quella telecronaca, nelle sue cadute e nelle sue approssimazioni, finisce per raccontare, più di qualsiasi inchiesta giornalistica, l'identità di un'azienda che sembra rispondere a logiche diverse da quelle del servizio al pubblico. Un racconto involontario, ma per questo ancor più efficace, di come le scelte operate nei palazzi si riverberino poi nella qualità del prodotto offerto agli italiani, con esiti che, in circostanze di visibilità globale, diventano imbarazzanti e difficilmente controvertibili.

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