Floridia attacca Meloni: “Svegliata solo dal referendum, ha fallito anche come pontiera”
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Redazione Interno
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Il governo, come ormai noto, ha deciso di sospendere il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare con Israele, un accordo che sarebbe scaduto il 13 aprile e che, senza un intervento formale dell’esecutivo, si sarebbe tacitamente protratto. A darne notizia è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a margine del Vinitaly di Verona, giustificando la scelta con “la situazione attuale” in Medio Oriente. Un dietrofront, questo, che ha immediatamente scatenato le reazioni delle opposizioni, in particolare del Movimento 5 Stelle, che rivendica il merito di aver forzato la mano all’esecutivo dopo mesi di critiche feroci alla gestione della crisi di Gaza.
A farsi portavoce dell’ala dura del partito guidato da Giuseppe Conte è stata la senatrice Barbara Floridia, la quale non ha usato mezzi termini per commentare quella che considera una resa tardiva del governo. “Ci voleva il referendum per fare svegliare Giorgia Meloni”, ha dichiarato la parlamentare pentastellata, sottolineando come la pressione popolare – e il risultato del voto – abbiano avuto più efficacia degli appelli umanitari e dei crimini di guerra denunciati dalle associazioni. Nella sua analisi, la sospensione dell’intesa – che prevedeva lo scambio di materiali militari e ricerca tecnologica – rappresenta una vittoria di Pirro, visto che arriva quando ormai il conflitto ha già provocato una strage accertata di decine di migliaia di vittime civili.
Floridia ha poi allargato il tiro, inserendo la questione mediorientale in un contesto più ampio di presunto fallimento diplomatico della premier. “La pontiera sta fallendo anche su questo”, ha attaccato, riferendosi alla strategia meloniana di costruirsi un ruolo di mediazione tra l’Europa e gli Stati Uniti di Donald Trump. La senatrice del M5S ha ricordato come la presidente del Consiglio abbia sempre difeso l’alleanza con Washington, fin quasi a sposarne le posizioni più estreme, salvo poi ritrovarsi isolata. “Difendendo il Papa ha fatto arrabbiare il suo presidente Usa”, ha osservato Floridia, evidenziando le crepe nel rapporto con la Casa Bianca, dove Trump – ormai stabilmente insediato da oltre un anno – non avrebbe gradito le recenti prese di posizione italiane in difesa del pontefice.
La “sveglia” tardiva e il caso dell’accordo di difesa
Nel mirino dei pentastellati non c’è solo la tempistica, ritenuta inaccettabile, ma anche la natura della misura adottata. Se da un lato il Movimento 5 Stelle accoglie con favore lo stop al rinnovo, dall’altro ne contesta la parzialità e l’arrivo fuori tempo massimo. Il memorandum, in vigore dal 2016, era stato già rinnovato tacitamente nel 2021; secondo i grillini, l’esecutivo ha atteso fin quasi allo scadere del termine utile – il 13 aprile – per agire, spinto più dalla débâcle sul fronte interno che da reali motivazioni geopolitiche. “Evidentemente non bastava un genocidio che nei fatti è tuttora in corso”, ha tuonato Floridia, accusando Palazzo Chigi di aver fornito per mesi una “vergognosa copertura politica” a quello che lei definisce uno stato genocida.
La senatrice ha poi descritto la mossa di Meloni come un tentativo di “rifarsi il trucco”, una mossa di ordinaria amministrazione politica per tamponare le falle apertesi nel consenso dopo la débâcle referendaria. Secondo questa lettura, la sospensione del patto militare con Israele servirebbe più a ricucire lo strappo con l’elettorato progressista e pacifista che a modificare realmente l’assetto degli equilibri bellici in Medio Oriente. Il governo, dal canto suo, ha fatto sapere che la decisione è stata concordata dai ministri Tajani e Crosetto – quest’ultimo incaricato di notificare la disdetta all’omologo israeliano Israel Katz – ma le opposizioni restano scettiche sulla reale portata del provvedimento, temendo che si tratti solo di una sospensione temporanea in attesa di tempi migliori.
Il crollo del “ponte” con Trump e la crisi di governo
L’affondo di Floridia, però, non si è limitato alla politica estera mediorientale, andando a toccare il nervo scoperto dei rapporti italo-americani. In un clima politico già rovente, la senatrice ha descritto un quadro di progressivo disfacimento delle alleanze su cui Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale. “L’amore tra Giorgia e Donald non sembra del tutto finito”, ha ammesso la pentastellata, lasciando intendere che, nonostante le frizioni pubbliche – come quelle emerse durante la campagna referendaria –, il legame tra le due destre sovraniste potrebbe resistere. Tuttavia, ha aggiunto che l’immagine della premier come “pontiera” infallibile è ormai un ricordo, visto che persino l’alleato americano ha mostrato segni di insofferenza.
Queste dichiarazioni arrivano in un momento di forte fibrillazione parlamentare, dove Avs, Pd e M5S hanno chiesto un’informativa urgente in Aula per fare chiarezza non solo sull’accordo con Israele, ma anche sulle tensioni emerse con l’amministrazione Trump. La richiesta di trasparenza, avanzata dai gruppi di opposizione, mira a ottenere dal ministro Crosetto e dalla stessa Meloni dettagli operativi su cosa verrà effettivamente interrotto e cosa, invece, rimarrà in vigore negli accordi bilaterali. Per Floridia, insomma, il ritratto che emerge è quello di un esecutivo in difficoltà, costretto a subire gli eventi (e i referendum) senza riuscire più a dettare il passo della propria diplomazia.




