Trump usa i dazi come arma per isolare la Cina, e l’Europa è nel mirino
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Redazione Esteri
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La strategia commerciale di Donald Trump sta assumendo contorni sempre più definiti, e il bersaglio è chiaro: la Cina. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’ex presidente americano non intende limitarsi a imporre barriere tariffarie, ma punta a trasformare i negoziati con oltre 70 paesi in un’operazione di accerchiamento economico contro Pechino. L’obiettivo è costringere gli alleati a scegliere da che parte stare, tagliando fuori la Cina dalle rotte commerciali globali.
Non si tratta solo di vietare l’importazione diretta di merci cinesi, ma di impedire che Pechino sfrutti i territori di terzi paesi per aggirare i dazi statunitensi. Trump vorrebbe spingere i partner commerciali a bloccare gli insediamenti industriali cinesi sul loro suolo, evitando che le aziende di Pechino producano altrove per poi esportare negli Usa senza restrizioni. Un piano che, se attuato, rischierebbe di frammentare ulteriormente le catene di approvvigionamento globali, già messe a dura prova dagli ultimi anni di tensioni.
La mossa arriva in un momento in cui gli Stati Uniti hanno già alzato la posta in gioco, imponendo dazi fino al 245% su alcuni prodotti cinesi, una misura che supera le previsioni e dimostra la volontà di colpire duramente l’economia rivale. La risposta di Pechino non si è fatta attendere: nuove ritorsioni tariffarie e la promessa di utilizzare “tutti gli strumenti necessari” per difendere i propri interessi. Tra questi, secondo alcune analisi, ci sarebbe anche la leva del mercato interno cinese, con i suoi 200 milioni di consumatori potenziali, un jolly che il Partito Comunista potrebbe giocare per compensare le perdite causate dalle sanzioni americane.
Intanto, la guerra commerciale rischia di trascinare con sé anche l’Europa, chiamata a prendere posizione in uno scontro che non lascia spazio alla neutralità. Se da un lato Bruxelles teme le conseguenze di un allineamento totale alle politiche di Washington, dall’altro non può ignorare la pressione americana, che chiede di ridurre drasticamente la dipendenza dalla produzione cinese. Il rischio è che, nel tentativo di arginare Pechino, Trump finisca per destabilizzare ulteriormente un’economia mondiale già fragile, come dimostra il recente taglio delle stime di crescita da parte di Fitch Ratings.




