Cefpas, l’inchiesta “Corte dei Miracoli” e lo scambio di poltrone: otto gli indagati, tra loro il deputato Gallo Afflitto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Caltanissetta ha chiuso il cerchio, per adesso limitandosi a notificare inviti a comparire, attorno a un presunto sistema di potere parallelo dentro il Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario siciliano. Otto le persone finite nel registro degli indagati a vario titolo – e con esso il deputato regionale di Forza Italia all’Ars, Riccardo Gallo Afflitto – per i reati, pesanti, di corruzione e falso ideologico.

L’operazione, ribattezzata dagli inquirenti “Corte dei Miracoli”, è il frutto di indagini partite ormai due anni fa, nel giugno del 2023, e coordinate dal gruppo della Procura nissena specializzato nei reati contro la pubblica amministrazione. I pubblici ministeri – che hanno già depositato la richiesta di misure cautelari lo scorso 27 marzo – dipingono il quadro di una gestione clientelare dell’ente, dove la trasparenza sarebbe stata sacrificata sull’altare di un mercimonio di incarichi, favori familiari e appalti cuciti su misura.

L’ex direttore Sanfilippo e il patto con il politico: nomine, consulenze e una moglie comoda

Secondo la ricostruzione accusatoria, a tessere la tela sarebbe stato principalmente l’ex direttore pro tempore del Cefpas, Roberto Sanfilippo, il quale avrebbe asservito le sue funzioni – i poteri connessi al ruolo dirigenziale – agli interessi del deputato Gallo Afflitto. Una sudditanza, quella ipotizzata, ricambiata con la promessa della poltrona: Gallo Afflitto, in concorso con un funzionario del Centro (tale Gioacchino Pontillo), avrebbe garantito a Sanfilippo la nomina a direttore dal 31 marzo 2023, blindandolo per tre anni.

La contropartita, esplicita, era il mantenimento della carica a patto che lui si attenesse pedissequamente alle direttive del politico. Tra gli atti illeciti contestati a Sanfilippo spiccano l’assegnazione di un incarico dirigenziale proprio a Pontillo – considerato un uomo di fiducia del deputato, in barbiera a qualsiasi criterio di selezione – e la distribuzione di ben quattro incarichi di consulenza più un contratto a tempo determinato alla moglie di Gallo Afflitto.

Per agevolare ulteriormente la consorte, lo stesso direttore ha sottoscritto un accordo quadro con l’Asp di Agrigento, studiato per permetterle di lavorare nella città dei Templi tramite un comodo distacco del personale.

La catena degli accordi: l’Asp di Agrigento, l’appalto per la biblioteca e il prelato

Nell’ingranaggio del “do ut des” nisseno finisce anche Giuseppe Capodieci, l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento, il quale avrebbe messo la sua firma su quell’accordo quadro per agevolare la famiglia del politico. Un favore, il suo, che secondo la Procura sarebbe stato ricompensato con il sostegno politico indispensabile per ottenere prima la nomina a vertice dell’Asp e poi per garantirsi la permanenza nel ruolo. Ma il sistema di presunti favori non si ferma alla gestione del personale.

Le lenti degli investigatori si sono focalizzate anche sull’affidamento di un appalto per la realizzazione di una biblioteca digitale: l’accusa sostiene che la gara sia stata pilotata a vantaggio di un operatore economico – rivelatosi poi privo delle competenze specifiche richieste – ma che aveva una “credenziale” particolarmente ghiotta per chi cerca consenso, essendo fratello di un alto prelato. Dell’influenza di questo religioso sull’elettorato cattolico, secondo la tesi d’accusa, Gallo Afflitto intendeva avvalersi.

Per questo specifico episodio, a due membri della commissione di valutazione (Maria Luisa Zoda e Salvatore Enrico Giambelluca) viene contestato il reato di falso ideologico, avendo essi falsamente attestato la regolarità di un progetto che, invece, sarebbe stato predisposto a tavolino.

La reazione della politica e la richiesta di revoca per Capodieci

Le conseguenze politiche, come prevedibile in un caso di questa portata, hanno iniziato a manifestarsi ancor prima che il Gip decida se convalidare o meno le richieste di misura cautelare. La deputata nazionale del Movimento 5 Stelle, Ida Carmina, ha chiesto formalmente la revoca o la sospensione immediata dell’incarico per il manager dell’Asp di Agrigento, Giuseppe Capodieci, almeno fino a quando la sua posizione non sarà completamente chiarita.

Carmina – che aveva più volte denunciato in passato l’esistenza di un “mondo di mezzo” dentro il Cefpas – ha definito l’ente, un tempo considerato un fiore all’occhiello per la formazione sanitaria, trasformato in un “bancomat e stipendificio” per amici e parenti dei politici. La sua richiesta, presentata attraverso un’interrogazione parlamentare, mira a vederci chiaro su bandi e procedure che, secondo l’ordinanza dei giudici, sarebbero state inquinate dalle logiche di scambio.

Sullo sfondo, aleggia anche la nomina del commissario straordinario (Pierluigi Amico) per il Cefpas, un intervento caldeggiato dalla stessa Carmina per tentare di riportare l’ente nei binari della legalità, sebbene la vicenda giudiziaria sia solo all’inizio.

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