Paragon, le intrusioni ai danni di Casarini e Caccia: la prova informatica
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Redazione Interno
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Non è più solo un’ipotesi, ma un dato di fatto: l’intrusione di Paragon nei cellulari dei vertici veneti di Mediterranea Saving Humans, tra cui il capo-missione Luca Casarini e l’armatore Beppe Caccia, è stata confermata da prove informatiche. A rivelarlo è l’indagine tecnica condotta da The Citizen Lab, gruppo di ricerca dell’Università di Toronto, che ha analizzato i dispositivi coinvolti, trovando tracce inequivocabili del software Graphite, prodotto dall’azienda israeliana Paragon Solutions.
Le “impronte digitali” lasciate dal programma spia, come riportato nel rapporto di quindici pagine pubblicato dai ricercatori, mostrano non solo la presenza del software, ma anche una sigla identificativa che riconduce al nodo da cui è partito l’attacco. Sebbene Paragon abbia respinto le accuse parlando di «inesattezze», i dati raccolti da Citizen Lab sembrano non lasciare spazio a dubbi.
Tuttavia, il quadro non è uniforme. Mentre i cellulari di Casarini e Caccia presentano tracce riconducibili a Graphite, lo stesso non si può dire per altri soggetti coinvolti, come il giornalista Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea. Nel caso di Cancellato, non è stata trovata alcuna prova di spionaggio, mentre per Ferrari le evidenze sono risultate poco chiare. Anche per Caccia, sebbene siano emerse tracce, i ricercatori hanno utilizzato un linguaggio cauto, ricco di condizionali, che lascia aperte alcune questioni.
Il report di Citizen Lab, definito da alcuni come una “bomba”, sembra dunque assumere i contorni di un “petardo”, almeno per quanto riguarda alcuni dei presunti bersagli. Resta il fatto che l’uso di software come Graphite, strumento sofisticato e invasivo, solleva interrogativi inquietanti sulle modalità con cui vengono monitorati personaggi scomodi, spesso critici verso le politiche governative.
La vicenda, che ha coinvolto non solo attivisti e giornalisti italiani ma anche numerosi altri soggetti in Europa, riporta alla luce il dibattito sui limiti della sorveglianza e sui rischi di un controllo sempre più pervasivo. Sebbene Paragon continui a negare, le prove informatiche raccolte dai ricercatori di Toronto sembrano tracciare un quadro preoccupante, che merita ulteriori approfondimenti e verifiche.




