La Reggia di Caserta cancella il concerto di Valery Gergiev, direttore vicino a Putin

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La bacchetta di Valery Gergiev, da anni simbolo di un’arte che si è piegata alla politica del Cremlino, non dirigerà l’orchestra alla Reggia di Caserta. Il concerto, previsto per il 27 luglio nell’ambito della rassegna Un’Estate da Re, è stato annullato con un comunicato asciutto che ha chiuso una settimana di polemiche. La decisione, arrivata dopo pressioni e minacce di proteste da parte di gruppi ucraini, segna un altro passo nella marginalizzazione del maestro russo, legato a doppio filo con Vladimir Putin.

Gergiev, che nel 2014 aveva sostenuto l’annessione della Crimea e non ha mai preso le distanze dalla guerra in Ucraina, è da tempo persona non grata in gran parte dell’Occidente. I teatri lo hanno cancellato dai cartelloni, le orchestre hanno rotto i contratti, e persino i festival più prestigiosi – da Salisburgo a Lucerna – gli hanno voltato le spalle. Caserta, dopo un iniziale tentennamento, ha seguito la stessa strada.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Carlo Calenda, segretario di Azione, ha accusato il Movimento 5 Stelle di essere «le truppe di complemento della propaganda putiniana», sostenendo che il partito «mai prende le distanze dalla Russia». Una polemica che si inserisce in un dibattito più ampio, mentre in Parlamento la discussione sul decreto fiscale procede a singhiozzo, con appena undici deputati in aula.

Sui social, invece, l’annullamento del concerto ha scatenato un coro di approvazione. C’è chi lo considera un atto dovuto, chi un segnale contro la strumentalizzazione della cultura. Quel che è certo è che Gergiev, una volta star indiscussa dei podi di tutto il mondo, oggi paga il prezzo di una fedeltà incrollabile al presidente russo, che lo ha sempre considerato un ambasciatore dell’arte moscovita.

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