La Reggia di Caserta cancella il concerto di Valery Gergiev, il maestro troppo vicino a Putin
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Redazione Interno
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La bacchetta di Valery Gergiev, uno dei direttori d’orchestra più acclamati al mondo, non si alzerà nel cortile della Reggia di Caserta. Il concerto, previsto per il 27 luglio nell’ambito della rassegna Un’Estate da Re, è stato annullato dopo giorni di polemiche legate ai legami del maestro con Vladimir Putin, presidente della Russia, in un contesto internazionale ancora segnato dal conflitto in Ucraina.
La decisione, arrivata con un comunicato asciutto dalla direttrice del museo Tiziana Maffei, chiude una vicenda che aveva già diviso l’opinione pubblica e scatenato tensioni politiche. Gergiev, da anni sotto i riflettori per la sua amicizia con Putin, era diventato un simbolo scomodo, tanto da spingere associazioni ucraine a minacciare proteste durante l’evento.
Dietro l’annullamento, però, non ci sono solo le pressioni esterne. Fonti vicine al ministero della Cultura parlano di un clima teso tra il sottosegretario Gianmarco Mazzi e Lucia Borgonzoni, esponente della Lega, con il Partito Democratico diviso tra chi invocava una linea dura e chi temeva ripercussioni culturali. Carlo Calenda, leader di Azione, non ha usato mezzi termini: «Il M5s si è dimostrato la truppa di complemento della propaganda putiniana», ha scritto sui social, riferendosi alle ambiguità iniziali di alcuni esponenti del movimento.
La Reggia di Caserta, patrimonio Unesco e simbolo di arte e storia, si è così trovata al centro di una controversia che va oltre la musica. Se da un lato c’è chi difende la necessità di tenere separate cultura e politica, dall’altro il rischio di trasformare il concerto in una vetrina per Mosca ha pesato più di ogni considerazione artistica.
Intanto, mentre in Parlamento le aule sono semivuote e i dibattiti languono, sui social la polemica infuria. I parlamentari, molti già in modalità vacanza, non hanno perso l’occasione per schierarsi, dimostrando ancora una volta come certi temi, pur lontani dalle urgenze legislative, sappiano accendere gli animi più di un decreto fiscale.




