Wall Street apre in rialzo tra speranze di tregua e trimestrali deludenti
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Redazione Economia
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Una partenza cautamente positiva per i listini di Wall Street, che nelle prime battute della seduta odierna cercano di consolidare i recenti record toccati nella sessione precedente.
A muovere i fili del mercato sono due forze contrapposte: da un lato, il crescente ottimismo legato a un possibile accordo diplomatico per la riapertura dello Stretto di Hormuz, una prospettiva che alimenta le speranze di una stabilizzazione dei prezzi del petrolio e di un allentamento delle tensioni geopolitiche; dall'altro, la frenata imposta da alcuni colossi tecnologici, le cui trimestrali, pur avendo superato le attese degli analisi, non hanno convinto gli investitori, innescando un ribasso dei titoli in un contesto di aspettative sempre più elevate.
Il traino dell'ottimismo geopolitico
Il sentiment rialzista è alimentato principalmente dalle indiscrezioni che filtrano dalla Casa Bianca e da fonti della regione, secondo cui Washington, Teheran e il sultanato dell'Oman sarebbero vicini a un'intesa provvisoria per la riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il trasporto mondiale del greggio.
Stando a quanto riportato dall'emittente Axios, che cita due fonti della regione e un funzionario statunitense, si starebbe discutendo un accordo della durata di sessanta giorni per garantire un transito sicuro, un'intesa che potrebbe essere annunciata nelle prossime ore e che non prevederebbe il pagamento di pedaggi, con il traffico in entrata nel Golfo che utilizzerebbe una rotta settentrionale e quello in uscita un percorso meridionale attraverso le acque territoriali dell'Oman.
Il presidente Donald Trump, interpellato sulla questione, ha definito le conversazioni con l'Iran "molto buone" e ha dichiarato che lo Stretto sarà "aperto molto presto", alimentando le speranze di una distensione dopo le recenti schermaglie belliche che avevano fatto temere un'escalation.
Tuttavia, una fonte informata citata dall'emittente statale iraniana Irib ha precisato che qualsiasi accordo tra Iran e Oman sulle future modalità di navigazione potrebbe non tradursi in una riapertura immediata della rotta, mentre secondo Bloomberg proseguono i lavori per la rimozione delle mine nella corsia centrale con un possibile coinvolgimento di alcuni Paesi europei.
In questo clima di attesa, il prezzo del petrolio mostra un andamento contrastante: il Wti viene scambiato a 76 dollari al barile con un lieve rialzo dello 0,3%, mentre il Brent si attesta intorno agli 80 dollari, segnando un progresso dello 0,8%.
Il passo falso di SpaceX e AMD
A frenare l'entusiasmo degli operatori contribuiscono in modo determinante le performance negative di due big del settore tecnologico, SpaceX e AMD, i cui conti trimestrali, nonostante i numeri brillanti, sono stati accolti con freddezza dal mercato.
La società di semiconduttori Advanced Micro Devices, nonostante abbia registrato ricavi in crescita del 50% a 11,5 miliardi di dollari e un utile rettificato per azione di 1,66 dollari, entrambi superiori alle stime degli analisti che indicavano rispettivamente 11,3 miliardi e 1,62 dollari, ha visto il suo titolo scivolare di circa il 7,8%.
La divisione Data Center ha più che raddoppiato le vendite raggiungendo i 6,7 miliardi di dollari, ma la guidance per il terzo trimestre, che prevede ricavi intorno ai 13 miliardi di dollari, pur superando il consenso medio di 12,5 miliardi, è parsa insufficiente a soddisfare le aspettative di una piazza finanziaria che già scontava risultati ancora più elevati. Le preoccupazioni si sono concentrate sulla capacità del gruppo di mantenere un ritmo di crescita così sostenuto in un comparto, quello dell'intelligenza artificiale, in cui le valutazioni sono ormai ai massimi storici.
A ciò si aggiunge il colpo inferto da Elon Musk, il quale ha annunciato che SpaceX non acquisterà più processori da AMD, preferendo costruire "esclusivamente" sui server IA Blackwell di Nvidia, definita la "migliore architettura". La stessa SpaceX, reduce dal debutto sul mercato azionario, ha visto il titolo cedere oltre il 10% nelle contrattazioni pre-market nonostante un trimestre da record, con ricavi balzati del 92% a 7,8 miliardi di dollari e una perdita netta ridotta.
Gli investitori hanno punito l'azienda per l'enorme esborso di capitale, pari a 18,36 miliardi di dollari nel solo secondo trimestre, di cui 15,8 miliardi assorbiti dalla divisione di intelligenza artificiale, un dato che ha gettato ombre sulla sostenibilità del flusso di cassa nonostante l'ottimismo di Musk sul futuro, che ha ipotizzato ricavi per mille miliardi di dollari e il lancio di data center in orbita già dal prossimo anno.
La seduta e il quadro macroeconomico
Nonostante questi contraccolpi, il mercato nel suo complesso ha mostrato una tenuta, confermando la forza di un rally che ha portato il Dow Jones e l'S&P 500 a chiudere la sessione precedente su nuovi massimi storici, con il primo che ha messo a segno un balzo di oltre 900 punti e il secondo che ha superato per la prima volta la soglia dei 7.700 punti. Il Dow Jones in avvio di giornata segna un progresso dello 0,79% attestandosi a 54.511,93 punti, mentre l'S&P 500 e il Nasdaq mostrano incrementi rispettivamente dello 0,71% e dello 0,44%.
I future sui tre indici principali avevano preannunciato una partenza al rialzo: quelli sul Dow Jones guadagnavano lo 0,4%, quelli sull'S&P 500 lo 0,4% e quelli sul Nasdaq lo 0,1%, segnalando un rinnovato appetito per il rischio. La seduta di oggi vede protagonisti anche altri colossi, con gli investitori in attesa dei risultati trimestrali di Walt Disney, Uber, Eli Lilly e Shopify, pronti a fornire ulteriori indicazioni sullo stato di salute dell'economia americana.
Sul fronte macroeconomico, i dati hanno mostrato un rallentamento del mercato del lavoro: a luglio le imprese private hanno creato solo 44.000 posti di lavoro, il dato più basso degli ultimi sei mesi e ben al di sotto delle previsioni di 70.000, mentre il tasso medio dei mutui trentennali è salito al 6,81%, toccando il livello più alto in un anno, alimentato dall'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro e dai timori di inflazione legati al caro petrolio.
In questo quadro complesso, i riflettori restano puntati sulle prossime mosse della Federal Reserve: secondo l'esperta Ombretta Signori di Ofi Invest Am, l'inflazione sarà la variabile determinante e la banca centrale potrebbe mantenere i tassi invariati per il resto dell'anno, mentre il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, ha sottolineato la necessità di tassi più elevati per ridurre l'inflazione.
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